Core ’ngrato, il tormento di un amore non ricambiato

 

Salvatore Cardillo – Riccardo Cordiferro – 1911

 

Core n'grato Enrico Caruso

 

 

Anche Core ’ngrato, come in precedenza ’O sole mio, fu scritta lontano da Napoli da Alessandro Sisca e Salvatore Cardillo che nel 1911 erano due emigranti napoletani a New York.

La scrissero “tanto per fare qualcosa” ma non pensavano potesse diventare addirittura un inno per gli immigrati italiani.

Anzi il maestro Cardillo, quando si rese conto del successo, si pentì di averla composta e, in più occasioni, manifestò il suo disprezzo. Come in una lettera del 1946 alla cugina Wanda dove, senza mezzi, la definisce una “porcheriola”.

Il motivo di tanto livore era dovuto alle sue aspettative. Avrebbe voluto essere ricordato per le sue composizioni di “musiche vere”.

La lungimiranza però non era il suo forte. Infatti, senza Core ’ngrato sarebbe rimasto un perfetto sconosciuto perché le sue “musiche vere” sono ben poca cosa.

Mentre dalla porcheriola, nel 1951, venne persino tratto un film di grande successo, diretto da Guido Brignone e interpretato da Carla Del Poggio, Gabriele Ferzetti e Frank Latimore.

A Napoli Core ‘ngrato venne accolta con grande favore. Anche se, nell’occasione si era verificata un’inversione di ruoli. La canzone napoletana che solitamente andava in America aveva fatto il percorso inverso e dagli States arrivava nella città partenopea.

 

Niente commuove il Core ’ngrato di Catarì

 

Il cuore ingrato è quello di Caterina, Catarì. Una donna indifferente alle parole accorate dell’innamorato che non si rassegna all’idea di doverla perdere.

La supplica di non tormentarlo parlandogli in maniera tanto dura. La implora di non dimenticare l’amore smisurato che le ha dato e ancora vorrebbe darle.

Ma Caterina ha un Core ‘ngrato e sembra quasi provi piacere ad infierire sui suoi sentimenti facendolo star male con le sue velenose affermazioni.

Possibile che non si accorga che lui sta soffrendo le pene dell’inferno? Come può non commuoversi?

Egli non è più padrone della propria vita perché Caterina gliela ha rubata e adesso gliela restituisce distrutta. Senza provare alcun rimorso.

Dopo averla pregata come una santa, senza avere ottenuto alcuna comprensione, si gioca l’ultima disperata carta. Va a pregare Colui che si trova nell’alto dei cieli e nella casa del Signore si consiglia con il confessore che “è persona santa” e saprà consigliarlo.

 

La saggezza della filosofia all’acqua di rose

 

Infatti, il sacerdote con la sua saggezza gli suggerisce di smetterla di torturarsi. Tanto non servirà a niente: “Figliolo lasciala perdere… lasciala perdere. Tutto è passato e non ci pensi più”.

Il confessore applica la nota filosofia del “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdàmmoce ‘o ppassato”… e non pensiamoci più.

Core ‘ngrato come la gran parte delle canzoni d’amore, non solo napoletane, è dedicata al tema della delusione e del tormento per un sentimento non corrisposto.

Il più delle volte la sofferenza è inventata dal poeta per creare la sua opera. Ma non è raro che questa sofferenza d’amore riguardi il poeta stesso che di conseguenza diventa egli stesso il protagonista tormentato. Ma questo dolore ha anche i suoi vantaggi.

Se ne accorse Charles Bukowski, poeta e scrittore statunitense, noto anche per il suo cinismo: «È vero il dolore e la sofferenza aiutano a creare. Potendo scegliere non avrei mai scelto dolore e sofferenza ma sono loro a cercare me. E intanto i diritti d’autore continuano ad arrivare. Cosa posso farci?».

 

Cordiferro, poeta con Core ’ngrato ma scomodo come giornalista

 

L’autore del testo Alessandro Sisca alias Riccardo Cordiferro, pseudonimo col quale firmò anche Core ’ngrato, era calabrese di San Pietro in Guarano. Ma di origini napoletane da parte della mamma.

Emigrato in America si stabilì definitivamente, con la famiglia, a New York nel 1893. Aveva 18 anni e intraprese l’attività giornalistica. Insieme al padre fondò il periodico letterario La follia. Settimanale in lingua italiana che suscitò notevole interesse nella comunità italoamericana e poté contare anche sulla collaborazione di alcuni dei nostri più celebri connazionali, tra cui Enrico Caruso.

Alessandro, però, insieme all’attività giornalistica intraprese anche la ben più pericolosa strada della difesa dei diritti civili e sindacali dei nostri emigrati. Un impegno che gli causò non pochi problemi con la giustizia americana e diverse volte il carcere.

L’asfissiante attenzione delle autorità unita alle troppe minacce che riceveva lo convinsero ad abbandonare la redazione del giornale e pubblicare solo utilizzando diversi pseudonimi. Tra questi anche Cordiferro, con cui firmò Core ’ngrato.

 

Altafini Core ’ngrato, Higuain ancora peggio

 

Core ’ngrato oltre ad essere un capolavoro della canzone classica napoletana ha un retrogusto amaro per i tifosi del Napoli. Infatti, l’appellativo fu utilizzato per l’ex centravanti degli azzurri, Josè Altafini passato alla Juventus.

In uno scontro tra le due compagini, subentrato negli ultimi minuti di una partita fondamentale per la corsa allo scudetto segnò il gol che diede la vittoria agli esecrati bianconeri.

In tempi più recenti anche Gonzalo Higuain si è guadagnato, presso i tifosi azzurri, lo stesso appellativo, ma solo en passant, perché nel suo caso sono stati usati epiteti molto più pesanti.

 

Icona enzo

 

Testo, traduzione e video

 

Catarí, Catarí,
pecché mm’ ‘e ddice sti pparole amare?
Pecché mme parle e ‘o core mme turmiente, Catarí?
Nun te scurdá ca t’aggio dato ‘o core, Catarí.
Nun te scurdá.

Catarí, Catarí,
che vène a dicere
stu pparlá ca mme dá spáseme?
Tu nun ce pienze a stu dulore mio?
Tu nun ce pienze, tu nun te ne cure.

Core,
core ‘ngrato!
T’hê pigliato ‘a vita mia!
Tutto è passato
e nun ce pienze cchiù.

Catarí, Catarí,
tu nun ‘o ssaje ca fino e ‘int’a na chiesa
io só trasuto e aggiu pregato a Dio, Catarí.
E ll’aggio ditto pure a ‘o cunfessore:
“Io stó a suffrí pe’ chella llá.”

“Stó a suffrí, stó a suffrí nun se pò credere,
stó a suffrí tutte li strazie.”
E ‘o cunfessore, ch’è perzona santa,
mm’ha ditto: “Figliu mio lássala stá,
lássala stá!”

Tutto è passato
e nun ce pienze cchiù!

 

Traduzione in italiano

Cuore ingrato

Caterina, Caterina,
perché mi dici queste parole amare?
Perché mi parli e il cuore mi tormenti, Caterina?
Non dimenticare che ti ho dato il cuore, Caterina
Non dimenticare.

Caterina, Caterina,
che significa
questo parlare che mi dà spasimi?
Tu non pensi a questo dolore mio?
Tu non ci pensi, tu non ti preoccupi.

Cuore,
cuore ingrato!
Ti sei presa la vita mia!
Tutto è passato
e non ci pensi più.

Caterina, Caterina,
tu non sai che perfino dentro una chiesa
io sono entrato ed ho pregato Dio, Caterina.
E l’ho detto anche al confessore:
“Sto soffrendo per quella la.”

“Sto soffrendo, sto soffrendo non si può credere,
sto soffrendo tutte le pene.”
E il confessore, che è persona santa,
mi ha detto: “Figlio mio lasciala stare,
lasciala stare!”

Tutto è passato
e non ci pensi più!

Video

Il Volo interpreta, al Radio City Music Hall di New York, Core ’ngrato