I' te vurria vasà
Canzoni napoletane

Vincenzo Russo poeta di un amore senza speranza

Dai versi di I’ te vurria vasà e Maria Marì emerge il tormento di un amore impossibile. Quello tra il Vincenzo Russo ed Enrichetta Marchese, figlia di un gioielliere. A dividerli un abisso sociale. Ma non solo. 

Vincenzo Russo veniva da una famiglia poverissima e dopo la morte prematura del padre, come primogenito dovette provvedere, insieme alla madre, al sostegno degli altri cinque fratelli.

Fino a quel momento aveva aiutato il padre Giuseppe, ciabattino, nella sua bottega ma non aveva acquisito il mestiere necessario per portare avanti da solo l’attività.

Trovò lavoro come apprendista guantaio nella bottega dei fratelli Partito e di conseguenza sembrò dover dire addio ai suoi sogni letterari. Ma non fu così.

 

La ferrea volontà di Vincenzo Russo

 

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo

Infatti, nonostante la supponenza dei suoi detrattori non si arrese all’ignoranza. Con grande determinazione riuscì a studiare seguendo i corsi serali. E proprio durante questi corsi ebbe modo di scoprire la sua innata predisposizione per la poesia.

Le sue pessime condizioni di salute non gli impedirono di passare intere notti a scrivere versi e canzoni.

L’aspetto malaticcio che conseguiva al suo stato paradossalmente senso rappresentò anche la sua fortuna. 

Gli fece acquisire fama di “assistito”. L’assistito era un personaggio a cui veniva attribuita la capacità di indovinare i numeri da giocare al Lotto.

Una notorietà che condusse a lui Eduardo Di Capua. Il maestro che aveva composto, sulle parole di Giovanni Capurro, la canzone napoletana più famosa nel mondo: ’O sole mio.

 

L’incontro con Eduardo Di Capua

 

Eduardo Di Capua sodale di Vincenzo Russo
Eduardo Di Capua

Di Capua era un accanito giocatore e si avvicinò a Vincenzino con il solo interesse di ottenere i numeri da giocare al Lotto.

Qualcuno sostiene che questa fama sia una delle tante maldicenze messe in giro dai detrattori del poeta. Del resto, i fatti stessi dimostrano che era infonda. Infatti, con una facoltà del genere, Russo non sarebbe vissuto e morto in miseria, come è avvenuto.

E di certo non fu utile neanche a Eduardo Di Capua che sotto il profilo finanziario non stava messo meglio nonostante la fama e il successo. 

Il maestro aldilà delle motivazioni che lo avevano spinto ad avvicinarlo rimase affascinato dai versi di Russo che all’epoca aveva 23 anni. E si avviò quel fortunato sodalizio artistico che sarebbe proseguito fino alla morte di Russo, appena 5 anni dopo.

Dalla loro collaborazione nacquero due delle più belle e famose canzoni napoletane: I’ te vurria vasà e Maria Marì .

 

Amore segreto e sguardi furtivi

 

Quello di Vincenzo per Enrichetta era nella sostanza un amore segreto perché, nonostante ne fosse innamorato da sempre non glielo manifestò mai apertamente. Però non per le differenti condizioni sociali come si potrebbe immaginare.

Infatti, per quanto i genitori della ragazza osteggiassero quel rapporto prima ancora che si concretizzasse, Enrichetta ricambiava i sentimenti del giovanotto e non mancava mai di lanciargli delle occhiate furtive quando passava in calasse davanti alla bottega dove Vincenzo era al lavoro.

La causa vera che spinse Russo a non dichiarare il suo amore a Enrichetta furono le sue condizioni di salute.

Egli conosceva la gravità della sua malattia polmonare e sapeva che molto presto lo avrebbe condotto alla morte. E non si sbagliava, morì ad appena 28 anni.

 

 

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