Modi di dire napoletani: quasi 500 tradotti e commentati

Raccolta di modi di dire napoletani, alcuni dei quali sono assolutamente intraducibili in altra lingua. Detti che fanno parte del ricchissimo patrimonio culturale partenopeo. Molti hanno un retaggio molto antico e sono frutto di eventi particolari. Noi napoletani riusciamo a tradurli e interpretarli con molta facilità eppure sono tanti quelli che hanno una storia propria che anche noi ignoriamo.

 

A  B  C  D  E  F  G  H  I  J  L  M  N  O  P  Q  R  S  T  U  V  Z

 

modi di dire napoletani

 

 

 

A

 

A ‘bbona ‘e Ddio.

Che Dio ce la mandi buona

A botta ‘e stiente

Raggiungere uno scopo con enorme fatica.

A capa ‘e l’ommo è na sfoglia ‘e cepolla.

Il cervello è come una sfoglia di cipolla. Quando una persona perde la testa e compie un gesto sconsiderato.

 ‘A carne asotte e ‘e maccarune ‘a ‘coppa.

La carne sotto e i maccheroni sopra. Un capovolgimento dei meriti dei più validi a vantaggio degli stupidi.

 A chi tanto, e a chi niente.

La vita favorisce sempre i più fortunati.

 ‘A copp’ ’a mano.

Esprimere il proprio punto anche quando non richiesto.

  ‘A copp’ ‘a copp’.

Da sopra da sopra. Fare un lavoro senza metterci troppo impegno.

 A core a core.

A cuore a cuore. Tenerezze tra innamorati ma anche ironicamente l’insolito confabulare e il pettegolare di due persone.

A craie a craie.

L’abitudine di rimandare continuamente gli impegni

 faccia ‘e chi ce vò male.

Alla faccia di chi ci vuole male! Manifestare la propria soddisfazione quando di beneficia di un evento favorevole

A faccia mia sott’ e piede vuoste.

La faccia mia sotto i piedi vostri. Un’espressione servile di esagerato rispetto nel rivolgersi ad una persona autorevole. Ma principalmente è usata in maniera ironica durante un’accesa discussione con punti di vista contrapposti.

A fìglia ’e dòn Camìllo: tutt’a vònno e nisciùno s’a pìglia.

La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.

A iurnata è ’nu muorzo.

La giornata è un morso, è breve. È un invito a darsi da fare a chi tentenna troppo.

A mala nuttata e a’ figlia femmena!

La cattiva nottata e la figlia femmina. Fino a pochi anni fa l’aspirazione dei padri era il figlio maschio. Di conseguenza la figlia femmina nata in una notte travagliata era un doppio guaio. Un detto quindi riferito alla coincidenza di due eventi negativi.

A mana è bona: è ’a valanza ca vo’ essere accisa…!

La mano è buona: è la bilancia che vuol essere uccisa! Il tentativo del colpevole di far ricadere la colpa su chi è perfettamente estraneo alla vicenda. 

A’ maronna v’accumpagna.

Che la Madonna vi accompagni. Frase divenuta ancor più celebre dopo che il cardinale Sepe la utilizzò in occasione della sesta edizione della campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale: “A Maronna t’accumpagna… ma chi guida sei tu!”. Cioè la protezione della Madonna potrebbe non bastare quando l’imprudenza diventa eccessiva.

A mente a mente.

Proprio mentre lo stavo pensando.

A mise ’a lengua into ’o pulito.

Ha messo la lingua nel pulitoSi dice di persona che contrariamente al solito si sforza di usare un linguaggio più raffinato.

A mosca dint’o viscuvato.

La mosca nella cattedrale. Di solito non si usa in senso figurato ma più in concreto. Un oggetto troppo piccolo rispetto alle dimensioni che avrebbe dovuto avere per servire allo scopo. Misero.

A na recchia me trase e all’ata me jesce.

Da un orecchio mi entra e dall’altro mi esce. Non mi sfiorano neanche le tue considerazioni. Può indicare anche la persona che fa orecchie da mercante.

A pisce fetiente.

A pesci puzzolenti. Degenerare di una discussione dopo una fase di pareri contrapposti.

A refrische ’e ll’anime d’o priatorio.

A suffragio delle anime del Purgatorio. Preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio.

A scigna ’ngopp’o’ rucchiello.

La scimmia sul cilindrico rotante. Una persona sgraziata o ridicola.

A sciorta d’o piecoro: nasce curnuto e more scannato!

La fortuna dell’agnello, nasce cornuto e muore sgozzato! Una persona contro cui la vita si accanita in tutti i modi. Uno scalognato.

A sciorte ’i cazzette: iette pe ppiscià e se nne carette.

La fortuna di cazzetto: andò per urinare e se ne cadde (il pene). Sfortunati che di più non si può.

A stracce e petacce.

A stracci e brandelli. Dare o fare le cose tra mille lungaggini.

 A tale e quale.

La tale e quale. La fotografia.

A ting-tang.

La bicicletta.

A zeffunno.

In quantità enorme.

A zizzona e Battipaglia.

La grande mammella di Battipaglia. È una mozzarella di bufala prodotta a Battipaglia, caratterizzata dalle enormi dimensioni, fino a 5 chilogranni, e da una punta a forma di capezzolo.

Accìrete!

Ammàzzati! Una formula il più delle volte usata tra amici per mandarsi a quel paese.

«Acquajuo’, ll’acqua è fresca?» «Manc’ ’a neve!»

«Acquaiolo, l’acqua è fresca?» «Più della neve!» Un modo stupido per chiedere al diretto interessato com’è la merce che vende. O comunque a richiedere il parere ad una persona direttamente coinvolta per ottenere una risposta disinteressata.

Addò l’haie fatto ’o pumpiere? Int’ ’a vasca d’’e capitune?

Dove l’hai fatto il pompiere? Nella vasca dei capitoni? Un modo per deridere colui che cerca di mostrare capacità che non possiede.

Addó vaie c’ ’o ciuccio? 

Dove vai con l’asino? Calmati perché stai correndo un po’ troppo misura le tue pretese.

Addò vede e addò ceca.

Dove vede e dove è cieco. Chi vede solo quello che gli fa comodo o agisce in maniera troppo parziale.

Aglie, fravàglie e fattura ca nun quaglie.

Aglio, fragaglia, e fattura che non coglie. Formula contro il malocchio resa famosa da Pappagone-Peppino De Filippo.

Aiutammo ’a varca!

Aiutiamo la barca! Quando la situazione diventa difficile serve la mano di tutti gli interessati.

Aìza ncuollo.

Togliti di torno! Non sei più gradito quindi cerca di sparire al più presto.

Aje cacciato sta vongola!

Hai tirato fuori questa vongola! Può essere riferito ad una grossa bugia ma il più delle volte ad una volgare parolaccia.

All’anema da’ palla!

All’anima della balla! Questa si che l’hai sparata grossa.

Alla sanfrason.

Dal francese sans façon. Fare qualcosa alla carlona, con superficialità senza criterio, in maniera negligente e svogliata.

Allerta pe scummessa.

In piedi per scommessa. Non fare troppo affidamento su qualcuno perché le sue condizioni sono troppo precarie.

Ammesùrate ’a palla!

Misurati la palla! Attenzione a quello che fai. Renditi conto della tua reale forza.

Ammiscà ’a lana c’a seta.

Mischiare la lana con la seta. Mettere sullo stesso piano cose o persone di ben diverso valore. L’equivalente di fare di tutta l’erba un fascio.

Annuzzà ’ncànna.

Non riuscire ad ingoiare il boccone. La perdita di qualcosa che si riteneva acquisita.

Antrasatta.

All’improvviso.

Appiccia ’na pippa.

Accende una pipa. Si dice di una persona che appena attacca a parlare non si ferma più incurante del fastidio che potrebbe arrecare.

Appizzà ’e recchie.

Tendere le orecchie. Prestare attenzione a quello che si ascolta.

Armammece e gghiate!

Armiamoci e andate!

Arrassu sia.

Dio non voglia! Non sia mai! ma anche in senso ironico: casomai.

Assa’ fa’ ’a Maronna.

Lascia fare alla Madonna. Affidati alla Madonna ma anche ringrazia la Madonna perché tutto si è risolto per il meglio.

Assiccà ’o mare cu ’a cucciulella.

Prosciugare il mare con una piccola conchiglia. Cercare di raggiungere uno scopo con mezzi assolutamente inadeguati.

Assistito o cabbalista.

Tra i giocatori del lotto esisteva la convinzione che alcuni soggetti avevano il dono della divinazione. Erano i cabalisti, detti anche assistiti, che fornivano i numeri da giocare in cambio di un piccolo compenso.

Astreco e cielo.

Solaio e cielo. Definizione per un alloggio all’ultimo piano di un immobile.

Aumm aumm.

In gran segreto.

Avanzaie Garibarde, avanze pure tu!

Avanzò Garibaldi, avanza anche tu! Modo scherzoso per ritardare un pagamento. Se avanzò Garibaldi per conquistare l’Italia puoi avanzare (aspettare) anche tu prima di riscuote quanto ti debbo.

Azz!

Perbacco!

Azzeccarse comm’a na sanguetta.

Attaccarsi come una sanguisuga. Persona estremamente invadente o possessiva.

Azzuppà ’o ppàne.

Inzuppare il pane. Divertirsi a fomentare una discussione accesa con le proprie battute.

  

B

 

Bell’e bbuono.

All’improvviso.

Bene mio e core mio.

Bene mio e cuore mio. Mostrare affetto ipocrita per una persona che al contrario si detesta ma si ritiene utile per raggiungere i propri scopi.

Bonanotte ’o sicchio!

Buona notte al secchio. Non c’è più niente da fare al pari del secchio che se precipita in fondo al pozzo non si può più recuperare.

Bona notte ai sunature!

Buonanotte ai suonatori! Una sorta di rassegnazione agli eventi: lasciamo perdere tanto ormai è fatta.

 Bubbazza.

Un intruglio disgustoso.

Buono sì, ma fesso no.

Sono buono, ma non fesso. Avvertimento a chi sta confondendo la disponibilità per stupidità.

 

C

 

Caccia’ fuoco pe’ l’uocchie.

Gettare fuoco dagli occhi. Infuriato. Con una rabbia difficile da contenere.

Campà justo justo.

Vivere giusto giusto. Vivere con le risorse appena necessarie.

Cantà a ffronna ’e limone.

Cantare a fronda di limone. Canto dei venditori al mercato per richiamare gli acquirenti alla propria postazione. È anche un canto gergale e non comprensibile dai secondini per comunicare dall’esterno messaggi ai detenuti

Capa sciacqua.  

Testa vuota. Persona di scarsa intelligenza ma anche inaffidabile.

Càpe ’e pèzze.

Teste di pezze. Con ironia e senza simpatia ci si riferisce alle suore.

Caporà è mmuorto ’alifante!

Caporale, è morto l’elefante. Chi continua a vantarsi di un passato che non esiste più.

Castagnelle p’abballà.

Castagnette per ballare. Le nacchere

Cca ’e ppezze e cca ’o ssapone.

Qui gli stracci e qui il sapone.Nessun pagamento posticipato. Pagamento cash alla consegna.

Cca nisciuno è fesso.

Qui nessuno è scemo. In risposta a chi avanza proposte che vanno tutte a suo vantaggio.

Ccà sotto non ce chiove.

Qui sotto non ci piove. La frase è accompagnata dal gesto del dito indice puntato sotto il palmo della mano che funge da tettoia. Una minaccia nemmeno tanto velata che il torto subito non verrà dimenticato e sarà vendicato anche a distanza di anni. Comunque non si riferisce a vendette sanguinarie ma solo di risposte in tema a comportamenti deplorevoli di cui si è rimasti vittima.

Ccà stanno ’e guaghiune vuoste!

Qui ci sono i ragazzi vostri! Espressione scherzosa per indicare la propria disponibilità a seguire le istruzioni di una persona più preparata

Cchiú nera d’ ’a mezanotte nun po’ venì!

Più nera della mezzanotte non può venire! Ormai è andato tutto nel peggiore dei modi. Abbiamo raggiunto il fondo. Adesso dobbiamo soltanto sperare di poter risalire.

Ce dice.

Si addice. Un buon abbinamento.

Che m’ammacche ?

Che mi stai ammaccando? Ma che assurdità mi stai raccontando? 

Chesta è ’a zita e se chiamma Sabella.

Questa è la ragazza e si chiama Isabella. Questa è la situazione e non c’è nient’altro che posso fare per te, quindi ti devi accontentare!

Chi m’a cecato.

Chi mi ha accecato. Ma chi me l’ha fatto fare di impelagarmi in questa situazione?

Chi vene appriesso s’u chiagne.

Chi viene dopo se lo piange. Tirarsi fuori da una situazione difficile lasciando ai successori tutti i problemi irrisolti.

Chiachiello.

Persona di poco valore. Un chiacchierone che alle parole non fa mai seguire i fatti.

Chiochiaro.

Persona goffa, imbranata, impacciato, grossolano.

Chiste è u paese ’i Mastu Rafele.

Questo è il paese di Mastro Raffaele. Ognuno fa il comodo su e il caos regna sovrano.

Chiste so’ nummere!

Questi sono numeri! Cose da pazzi! Come è possibile? La straordinarietà di questi fatti merita la ricerca dei numeri equivalenti sulla Smorfia per poterli giocare al Lotto.

Ciaccà e medecà.

Colpire a sangue e medicare. Rimproverare o redarguire in maniera dura ma addolcire la pillola con qualche considerazione favorevole.

Ciceremmuolle.

Ceci ammollati. Complimenti eccessivi che possono sfociare nella piaggeria. Atti eccessivi di ossequio. 

Ciuccio ’e carretta.

Asino di carretta. Un gran lavoratore. Uno stacanovista.

Ciuciulià.

Sussurrare, bisbigliare. Ma anche pettegolare.

Ciuotto ciuotto.

Sazio sazio. Riempito oltremisura da una grossa abbuffata.

Comm’a che!

Che di più non si può! Un qualcosa che rappresenta il massimo.

Comm’è bera ’a morte.

Com’è vera ’a morte! Sicuro come la morte. Puoi esserne certo. Puoi fidarti.

Comme ’a mettimmo nomme?

Come le mettiamo nome? Come la chiamiamo? Una circostanza che si è complicata in maniera imprevista. Il problema è che sembra anche molto difficile trovare una soluzione.

Comme Dio cumanna.

Come Dio comanda. In maniera perfetta.

Cravatta a rabbà.

La cravatta à rabat. Sorta di cravatta non annodata e rivoltata a larghe falde.

Cricco, Crocco e Manicancino.

Martinetto, Gancio e Mano con l’uncino. Combriccola di manigoldi. Ma di solito viene usato in maniera scherzosa per indicare un gruppo di sfaccendati il cui unico impegno è bighellonare.

Crisce santo.

Cresci santo. Si dice ai bambini dopo che hanno starnutito. Equivale al “salute!” degli adulti

Cu ’e ppacche dint’a ll’acqua.

Con le natiche nell’acqua. Essere in condizioni economiche disastrose.

Cu nna fúna ’ncànna.

Con un cappio alla gola. Fare qualcosa perché bisogna farla. Non c’è alternativa.

Cu ’o culo ’a fossa.

Con il culo nella fossa. Macabra ironia per indicare uno che è molto malridotto se non prossimo alla morte. L’equivalente dell’italiano “sta con un piede nella fossa”.

Cunzèrva ’e pummaròla.

La conserva di pomodoro. Una passata di pomodoro che seccata al sole diventava molto ristretta. Veniva usata, e viene usata anche adesso in confezioni industriali, come concentrato da aggiungere al ragù o alla pasta e fagioli. Ma in tante altre salse o minestre.

Cuoncio cuoncio.

Piano piano. Con calma, senza correre.

Cuopp’allesse.

Involto di castagne lesse. Una donna sciatta e poco attraente. Sgraziata e brutta.

Curnuto e mazziato.

Cornuto e bastonato. Dopo il danno la beffa.

Curto e male ’ncavato.

Basso e perfido.

 

D

 

Darse ’e pizzeche ncopp’ ’a panza.

Darsi i pizzichi sulla pancia. Essere costretti a sopportare. Fare buon viso a cattivo gioco.

Dicette Pulecenella: pe’ mmare e pe’ ccielo nun ce stanne taverne.

Disse Pulcinella: per mare e per cielo non ci sono taverne. Un’atavica paura. Un disastro in mare o in volo difficilmente lascia scampo.

Dicette ’o pappecio vicino ’a noce: damme ’o tiempo ca te spertoso.

Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti perforo. Con la pazienza si può raggiungere qualsiasi scopo.

Dimane ’o gallo canta matina.

Domani il gallo canta mattina. Domani dobbiamo alzarci molto presto.

Dint’ ’a na vutata d’uocchie.

Nel volgere di sguardo. In un lampo, in un baleno.

Dio ’o sape e a Maronna ’o vere.

Dio lo sa e la Madonna lo vede. Così si risponde a chi viene a fare delle richieste inopportune in momenti difficili.

Don Giuvanne u tène nnanze e u va ascianne arrete.

Don Giovanni lo tiene davanti e lo cerca dietro. Frase chiaramente allusiva e piuttosto prosaica ironizza su chi non si accorge di avere davanti agli occhi quello che sta cercando. 

Doppo arrubbato Santa Chiara mettette ’e porte ’e fierro.

Dopo che fu derubata la Basilica di Santa Chiara mise le porte di ferro. Provvedere troppo tardi a proteggere quello che doveva essere preservato prima con maggior cura. Equivalente del proverbio italiano “chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi.

Durmì c’ ’a zizza mmócca.

Dormire con la mammella in bocca. Come il bambino che placidamente allatta al seno della madre non accorgersi di quanto avviene intorno. Sempliciotto, sprovveduto.

 

E

 

È a luongo ’o fatto!

Il fatto è lungo! Una faccenda che si protrae più del previsto nel tempo.

È asciuto pazzo ’o patrone.

È impazzito il padrone. Potrebbe apparire come il comportamento di un avaro che improvvisamente diventa prodigo oltre ogni limite. Invece è il richiamo di un venditore al mercato che invita i clienti ad acquistare i suoi prodotti  super ribassati. Un prezzo talmente basso che può  essere attribuito solo alla sua improvvisa follia.

E cane dicenno.

Dicendolo per i cani. Sperando che questo non succeda mai. Dio ne scampi!

È cchiù ’a spesa ch’a ’mpresa.

È più la spesa che l’impresa. I costi sono superiori ai vantaggi che si potrebbero trarne. Non ne vale la pena. 

È fernuta ’a zezzenella.

È finito il latte della piccola mammella. È finita la pacchia. Piaceri e benefici non sono eterni e prima o dopo arriva il momento di ritornare alla realtà.

E ffodere cumbattono e ’e sciabbule stanno appese.

I foderi combattono e le sciabole restano appese. I meno capaci assumono dei ruoli che invece toccherebbero ai più idonei. Ma anche in senso opposto per indicare coloro che preposti a svolgere con competenza determinati compiti se ne disinteressano, lasciando ad altri la responsabilità di farsene carico.

È gghiuta ’a cart ’e musica ’mmane ’e barbiere.

È andato a finire lo spartito in mano ai barbieri. Si dice quando dei compiti che richiedono grande preparazione vengono affidati a degli incompetenti.

È na varca scassata.

È una barca sgangherata. È una situazione fuori controllo. È un progetto che non ha né capo né coda.

E piere ’e Pilato.

Ai piedi di Pilato. Essere in condizioni di estrema miseria.

’E pizzeche ncopp’’a panza.

I pizzichi sulla pancia. Essere costretti a sopportare. Fare buon viso a cattivo gioco. Rassegnarsi alla scomoda realtà dei fatti.

È stato pigliato cu ’o llardo ncuollo

È stato preso con il lardo addosso. È stato colto in flagrante con la refurtiva. È stato colto con le mani nella marmellata.

E stramacchio.

Di nascosto. Clandestinamente. fare qualcosa cercando di passare inosservato.

È trasuto ’e sicco e s’è avutato ’e chiatto.

È entrato di secco e si è girato di grasso. È entrato timidamente, con molta umiltà ma con il passare del tempo ha consolidato la sua posizione e ormai è diventato molto arrogante.

È venuto ’o Pat’abbate ’e ll’acqua.

È venuto (giù) il Padre Abate dell’acqua. Si è scatenata una tempesta ed è venuto giù un vero diluvio.

Essere cchiù luongo d’ ’a misericordia ’e Dio.

Essere più lungo della misericordia di Dio. Persona di statura molto alta.

Essere ’na Die ’e femmena

Essere una “Dio di donna”. Una donna conturbante dalle forme molto vistose e appetibili. In qualche caso anche nel senso di “gran donna” per qualità e personalità che vanno oltre la bellezza.

 

F

 

Fa’ ’a seccia.

Fare la seppia. Gufare

Fa ’a visita d’ ’o miedeco.

Fare la visita del medico. Fare una visita brevissima. Una visita puramente formale.

Fà ’a vìsita ’e sant’Elisabetta.

Fare la visita di sant’Elisabetta. Fare una visita lunghissima.

Fa acqua a’ pippa.

Fa acqua la pipa. Fumare senza tabacco. La situazione economica è pietosa.

Fa’ ’e cose cu e stentine ’mbraccio.

Fare le cose con gli intestini sulle braccia. Far le cose solo perché si è costretti a farle e magari farle male.

Fa’ e ’nu pilo ’na trave.

Fare di un pelo una trave. Esagerare i problemi. Trasformare delle bazzecole in gravi tragedie. 

Fa fesso ’o stommaco.

Far fesso, ingannare lo stomaco. Mangiare una piccola cosa solo per sostenere lo stomaca in attesa di mangiare in maniera soddisfacente.

Fa fetecchia .

Fa cilecca. 

Fà ’e cofecchie .

Fa le cofecchie: confabulare. Fare delle azioni non necessariamente cattive anche se piuttosto circospette.

Fa ll’arte de Francalasso ; magna, bbeve, e se sta a spasso.

Fa il mestiere di Francalasso: mangia, beve e sta a spasso. È uno scansafatiche.

Fà magnà ’o limone.

Fare mangiare il limone. Il limone ha un sapore acre ed è quello che prova l’invidioso. Rodersi il fegato.

Fa’ ’na cosa ’e juorno ’e juorno.

Fai una cosa “di giorno”. Non perdere tempo. Sbrigati.

Fa na croce nera.

Tracciare una croce nera. Chiudere definitivamente qualsiasi forma di rapporto con qualcuno. Oppure ripromettersi di non cadere mai più in una situazione di cui si stanno scontando le conseguenze.

Fà na putecarella .

Avere un confronto polemico. Una discussione di cui si sarebbe volentieri fatto a meno.  Un batti e ribatti di varia entità.

Fà’ ’o cuollo luongo.

Fare il collo lungo. Attendere l’arrivo di qualcuno con ansia, con impazienza.

Fà ’o pàcco.

Fare il pacco. Commettere una truffa ai danni di qualcuno. Abbindolare.

Fa ’o paro e ’o sparo.

Fare pari e dispari. Difficoltà nel prendere una decisione perché si cerca di valutare troppo i pro e i contro. 

Fa’ ’o quatto ’e maggio.

Fare il quattro di maggio. Una volta era la data più comune per trasferirsi in una nuova casa. In generale si può intendere come trasloco.

Fa ’o scemo pe’ nun ghi’ ’a guerra.

Fa lo scemo per non andare alla guerra. In concreto era il rimedio estremo che tentavano i ragazzi per evitare la leva, nonostante comportasse notevoli conseguenze anche per il futuro. In senso figurato è colui che fa finta di non capire per evitare un compito sgradito.

Fa’ o zeza.

Fare il “zeza.” Fare il cascamorto, il galletto. Corteggiare in maniera svenevole e languida.

Fa’ ’o speziale.

Fare lo speziale. Fare un lavoro che richiede notevole impegno. Usato nel senso di: non farmi perdere tempo che c’ho da lavorare. Un lavoro che necessita di grande attenzione per cui non mi posso distrarre. 

Faccia ’e cuorno.

Faccia di corno. Faccia tosta. Faccia di bronzo.

Faccia ’ngialluta!

Faccia gialla! È l’appellativo con il quale le “parenti” di San Gennaro lo incitavano a compiere il prodigio della liquefazione del suo sangue quando l’attesa si prolungava.

Faccio capa e muro.

Faccio testa e muro. Arrovellarsi cercando una soluzione difficile da trovare. Molto spesso ci si riferisce alla difficoltà di tirare avanti sotto il peso delle difficoltà economiche.

Facesse ’na culata e ascesse ’o sole!

Facessi un bucato e uscisse il sole! Non me ne va mai bene una!

Facimmece ’a croce!

Facciamoci la croce! Cerchiamo di partire con il piede giusto!

Facimmece ’a croce, a primma matina!

Facciamo in segno della croce di prima mattina. In maniera scherzosa: cerchiamo di cominciare bene la giornata. Oppure quando qualcosa è già andato storto: abbiamo cominciato bene la giornata!

Fare ’a casa spingula spingula.

Fare la casa spilla spilla. Setacciare la casa o un qualsiasi luogo in ogni angolo e in ogni posto possibile alla ricerca di qualcosa che comunque non si riesce a trovare. Un’accurata perquisizione.

Fà ’e stentine fracete.

Fare gli intestini fradici. Rodersi le budella a furia di ripetere una richiesta senza ottenere risposta.

Farese comme sorece nfuso a ll’uoglio.

Farsi come topo bagnato dall’olio. Essere completamente inzuppato dalla pioggia.

Farse afferrà pe’ pazzo.

Farsi immobilizzare come un folle. Perdere il controllo, andare su tutte le furie.

Fatt’e buono.

Bell’e fatto.

Fernesce tutto a tarallucce e vino.

Finisce tutto a tarallucci e vino. Dopo tanta tensione l’accesa discussione si si conclude in maniera amichevole.

Fessarie ’e cafè.

Sciocchezze da caffè. Una discussione da bar che assume toni concitati specie quando l’argomento è la politica o lo calcio ma di solito si stempera grazie all’intervento di qualcuno dei presenti che sdrammatizzando riporta tutti alla realtà dei fatti e alla futilità della discussione che stanno facendo: So’ fessarie ’e cafè!

Ffiglia ’e bbona crestiana.

Figlia di buona cristiana. Smaliziata, scaltra.

Figlio ’e ’ntrocchia.

Figlio di “’ntrocchia.” Dritto, furbo.

Foss’ ’a Madonna!

Fosse la Madonna. Volesse il Cielo! Almeno fosse!

Fosse angiulo ’a vocca vosta.

Fosse angelo la bocca vostra! Così come si avverò l’annuncio che l’Angelo fece alla Madonna allo stesso modo speriamo che possa avverarsi quello che mi augurate.

Frijenno magnanno.

Friggendo mangiando. La caratteristica del cibo fritto è quello di consumarlo appena tolto dalla padella. Allo stesso modo alcune cose richiedono di essere fatte con molta celerità per poterle utilizzare.

Frijere ’o pesce cu ll’acqua.

Friggere il pesce con l’acqua. La scarsità di mezzi costringe a sopravvivere utilizzando mezzi inadeguati allo scopo. Vivere in condizioni economiche di massima precarietà.

Frisco ’e rezza.

Fresco di rete. Pesce appena pescato.

Funa fraceta.

Fune fradicia. Sfaticato, fannullone, mollaccione.

 

G

 

Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria!

Esclamazione di sorpresa per un evento strano, inaspettato o straordinario.

Ggesù chìste só nnùmmere!

Gesù questi sono numeri! Questo evento è talmente strano che forse sarebbe il caso di giocare i numeri al Lotto)!

Giorgio se ne vò ì e ’o vescovo ’o vò mannà!

Giorgio vuole andarsene e il vescovo lo vuole mandare via. Quando due persone hanno lo stesso desiderio ma poiché non lo sanno continuano a sopportarsi di malavoglia almeno fino a quando uno di loro non farà il primo passo. 

Gguaio ’e notte.

Guaio di notte. Un problema serio di notte sembra diventi ancora più grave. Quindi il guaio di notte è un problema di estrema gravità. Essere un guaio di notte riferito ad una persona indica un soggetto molesto, fastidioso, noioso e inaffidabile. 

 

H

 

Ha da passa’ ’a nuttata.

Deve passare la nottata. La famosissima frase tratta dalla commedia di Eduardo De Filippo: Napoli milionaria. Si riferisce a momenti di estrema difficoltà che sembrano non avere via d’uscita, come una notte buia. Ma una notte per quanto buia e lunga possa essere dovrà pur passare. È la speranza che aiuta a vivere e sopravvivere.

Haje truvato ’a forma d’ ’a scarpa toja.

Hai trovato la forma della tua scarpa. Hai finito di fare il comodo tuo, hai trovato la persona che saprà metterti in riga. Hai trovato pane per i tuoi denti.

Hanno fatto aummo aummo.

Hanno fatto tutto in segreto.

Hê truvato ’America.

Hai trovato l’America. Hai trovato una fonte di ricchezza.

 

I

 

I’ dico ca chiove, ma no che diluvia.

Io dico che piove, ma non che diluvia. Sono d’accordo che la situazione di grave ma dire che sia irreparabile è un’esagerazione! 

Í ’nfreva.

Andare in febbre. Andare in collera. Stizzirsi per qualcosa che si è subito o che non si può sopportare. La rabbia generata da un’ingiustizia insopportabile. 

I stramacchio

Di nascosto. Fare o appropriarsi di qualcosa furtivamente, con un sotterfugio.

Iette pe’ se fa’ ’a croce e se cecaje n’uocchio.

Andò per farsi la croce e si accecò un occhio. Una persona talmente sfortunata da fallire anche nelle azioni più scontate.

Iì a fa’ ’o battesimo senz’ ’a criatura.

Andare a celebrare il battesimo senza il bambino. Partire per un’impresa senza l’elemento indispensabile. Come andare a caccia senza il fucile.

Io me faccio ’a Croce c’’a mano ’a smerza.

Mi faccio il segno della croce con la mano sinistra. Non riesco a credere a quello che succede.

 

J

 

Jacovella.

Situazione confusa. Un inconcludente tira e molla. Una situazione poco seria

Jammmo a vere’.

Andiamo a vedere. Vediamo poi decideremo.

Jamme bell’, ja!

In senso letterale: Andiamo! Su, sbrighiamoci! In senso figurato: …e che esagerazione!, l’hai sparata grossa!

JJí mparaviso pe scagno.

Andare in Paradiso per errore. Trovarsi a beneficiare di una situazione favorevole senza averla cercata.

Jì truvann’ a Cristo a dint’ e lupini.

Cercare Cristo nei lupini. Cavilloso. Pignolo fino all’esasperazione. Cercare pretesti cercando il pelo nell’uovo.

Jurnata mosce.

Giornata moscia. Giornata di magra per gli affari. C’è poco movimenti per i negozi.

Justo justo.

Giusto giusto. La misura giusta. Ma anche: sei arrivato proprio al momento giusto

  

L

 

L’acqua è poca e ’a papera nun galleggia.

L’acqua è poca e la papera non sta a galla. Ci manca l’essenziale. Non fare troppe richieste perché non ci sono le condizioni per poterle soddisfare.

L’acqua nfraceta li bastimiente a mare.

L’acqua infradicia le navi a mare. È quello che sostengono i bevitori di vino quando gli propongono di accompagnare i pasti con l’acqua invece che con il nettare di Bacco. 

Lasco de vrachetta.

Largo nella patta dei pantaloni. Donnaiolo.

Lassamme fà ’a Dio.

Lasciamo fare a Dio. Non possiamo fare altro che sperare. Affidiamoci a Dio.

Levà’ ’a purpètta ’a dint’a ’o piatto a uno.

Togliere la polpetta dal piatto di qualcuno. Sottrarre qualcosa ad una persona che ne era il giusto titolare o privarlo di una posizione acquisita. 

Levarse ’o sfizio.

Togliersi lo sfizio. Fare qualcosa per il puro piacere di farlo.

Leve mane!

Leva le mani. Vattene via.

Li profunne de casa de lo Diavolo.

Le profondità di casa del Diavolo. L’Inferno.

Lindo e pinto.

Lindo e lucido. Curatissimo ed elegante. 

Lisciabusso.

Un aspro rimprovero.

Lloco te voglio zuoppo, a sta sagliuta!

Qui ti voglio, zoppo, davanti a questa salita! Hai magnificato tanto le tue qualità e le tue capacità adesso è arrivato il momento di dimostrare nei fatti se quanto hai detto corrisponde a verità o sei solo un millantatore. 

 

M

 

Ma che vaco mettenno ’a fune ’a notte?

Ma vado forse a mettere la fune di notte? Era una tecnica di rapina che consisteva nel tendere una fune tra i due lati di una strada buia, saltare addosso al primo malcapitato che vi inciampava e quindi rapinarlo. Di solito è la risposta che si dà a chi ha troppe pretese rispetto alla reale disponibilità economica di cui si dispone.

Maccarone.

Maccherone. Babbeo, fessacchiotto, sempliciotto.

Magnarse ’e maccarune.

Mangiarsi i maccheroni. Capire l’antifona. Intuire le vere intenzioni nascoste. 

[’O] Male e’ dindò.

Un male immaginario. Una scusa per sottrarsi a qualche incombenza poco gradita.

Mamma d’o Carmene .

Madonna del Carmine! Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!

Mamma Schiavona.

La Madonna di Montevergine. Schiavona era il termine che designava tutte le Madonne nere di provenienza orientale.

Mamma zezzella.

Mamma di latte. Nutrice. Balia.

Mamozio.

Babbasone. Uomo grosso e credulone, goffo e impacciato.

Magna magna.

Mangia mangia. La corruzione diffusa. Nei centri di potere non esistono controlli e tutti d’accordo si appropriano di tutto quello che è possibile “rubare”. L’idea più diffusa è che la politica sia tutto un “magna magna”.

[Tene’ ’a] Mangiatora vascia. 

Avere la mangiatoia bassa. Nelle stalle la mangiatoia viene tenuta bassa perché in caso contrario gli animali farebbero fatica a mangiare. In senso figurato la persona con la mangiatoia bassa è colui che beneficia di vantaggi che non provengono dal suo impegno e dalla sua disponibilità. Vive tra agi immeritati e ne approfitta per non impegnarsi a cercare una propria fonte di guadagno. 

Mannà’ a accattà’ o pepe.

Mandare a comprare il pepe. Cercare una scusa per allontanare qualcuno, in particolar modo un bambino, per evitare che ascolti un argomento da adulti.

Mannà ô paese ’e Pulecenella.

Mandare al paese di Pulcinella. Mandare qualcuno a quel paese.

Mannaggia ’a culonna.

Mannaggia la colonna! Per comprendere questa imprecazione bisogna risalire ad una colonna divenuta propiziatoria che si trovava a Napoli, in piazza Ottocalli, di fronte alla chiesa di SS. Giovanni e Paolo. I contadini si recavano alla colonna quando gli elementi della natura non erano favorevoli alle colture. Il parroco recitava sul lato destra un’orazione per la realizzazione delle aspettative. Con il passare degli anni la Chiesa però intervenne e fece abbattere la colonna perché la superstizione aveva superato di gran lunga la fede. Da questo aneddoto sarebbe nata la mezza imprecazione perché non potendo contare sull’aiuto della colonna le “vittime” ne maledicono l’abbattimento. 

Mannaggia ’a Marina.

Mannaggia la Marina! Imprecazione di disappunto espressa  in una forma che attutisce quella che potrebbe diventare una contumelia ben più blasfema, dopo un imprevisto mal digerito

Mannaggia a Bubbà!

Mannaggia Bubbà! Una imprecazione molto soft. Una sorta di accipicchia o acciderba. 

Mantené ’a cannéla.

Reggere la candela. Un tempo i fidanzati non uscivano da soli fino al matrimonio quindi potevano farlo sono se accompagnati da un’altra  persona o da un bambino: la candela. Anche in casa non gli era consentito di restare da soli nella stessa stanza per evitare effusioni amorose per cui anche in quel caso doveva esserci la “candela”. Anche se le origini del detto risalgono all’epoca romana quando era d’uso accompagnare con delle fiaccole accese  gli sposi. 

Mantiene ’o carro p’ ’a scesa.

Trattieni il carro lungo la discesa. Non farti travolgere dalle difficoltà e non lasciare che le cose precipitino. Affronta le difficoltà con cautela e diplomazia.

Mastuggiorgio.

Mastro Giorgio. L’infermiere del manicomio. La persona che placa gli animi in un ambiente surriscaldato. Il capo dispotico costretto ad usare le maniere forti per mantenere l’ordine. Buttafuori.

Mazzamma.

Pesca di poco pregio. Feccia. Gente di malaffare. Canaglia.

Mbruoglie, aiutame.

Imbroglio, aiutami! Cercare la buona sorte utilizzando mezzi poco edificanti.

Me dai na voce.

Mi dai una voce. Avvertimi! Fammi sapere. Informami.

Me pare ’o cucchiere ’e Bellumunno!

Mi sembra il cocchiere di Bellomunno! Bellomunno è una stocica agenzia di pompe funebri napoletana. Quindi essere il cocchiere di Bellomunno significa essere una persona triste nell’aspetto, nel comportamento o nell’abbigliamento.

Me pàreno mill’anne!

Mi sembrano mille anni! Sto contando le ore. Sto aspettando con ansia.

Me veco pigliato d’ ’e Turche!

Mi vedo catturato dai pirati turchi! Mi trovo in una situazione disperata per cui devo tentare una qualsiasi via d’uscita.

Meglio sulo, ca male accumpagnato.

Meglio solo che mal accompagnato.

Menà na zeppata.

Lanciare un’affermazione allusiva. Muovere una critica non diretta né chiara nelle parole. A volte è una sorta di messaggio criptato che solo il destinatario del rimprovero può cogliere anche tra molti astanti.

Menarse a mare cu tutt’ ’e panne.

Tuffarsi a mare con tutti i vestiti addosso. Andare a rotoli. Rovinarsi con le proprie mani.

Mettere ’a capa ’a fa bene.

Mettere la testa a fare bene. Dopo un passato da scapestrato ripartire con il piede giusto. 

Mettere i recchie p’i pertose .

Mettere le orecchie attraverso i buchi. Origliare cercando di captare segreti o cogliere informazioni utili. Il detto non ha soltanto un’accezione negativa. Può significare anche stare attento a raccogliere qualche informazione utile a chi sta cercando qualcosa.

Mettere ’o ppepe ’nculo ’a zoccola.

Mettere il pepe nel culo della zoccola. Fomentare con delazione la reazione di qualcuno. Aizzare, sobillare.

Metterse ’e casa e puteca .

Mettersi casa e bottega. Dedicare tutto il proprio tempo al lavoro o ad un’opera in particolare per un tempo limitato.

Metterse na cosa int’i chiocche.

Mettersi una cosa nelle tempie. Ficcarsi bene in testa.

Metterse ntridece.

Mettersi “in tredici.” Intromettersi in maniera invadente e inopportuna.

Mèza bbòtta.

Mezza botta. Una mezza tacca. Una persona insignificante.

Mman’ ’a.

In mano a. Ai tempi di… All’epoca di…

Mmange, ca ru ttuoie mange!

Mangia, ché del tuo mangi! Si dice di chi è convinto di star realizzando dei buoni affari con mezzi non propriamente puliti senza accorgersi che alle sue spalle c’è qualcuno che sta beneficiando del frutto delle operazioni che con tanto impegno sta realizzando. 

Mmano a Pappagone

Al tempo di Pappagone. Tempi talmente lontani da risultare anacronistici.

Mmano all’arte.

Nelle mano dell’arte. Stai tranquillo ti sei affidato ad un artista quindi puoi dormire sonni tranquilli. Le tue esigenze saranno curate da una persona della massima competenza.

Mmesca francesca.

Miscuglio senza criterio. Una baraonda, un casino. Un caos dal quale è difficile venir fuori. Una torre di Babele.

Mo mo.

Or ora. In questo momento. Proprio adesso.

Mo nce vo.

Ora ci vuole. Appunto. Giustappunto. Proprio così.

Mosca cavallina.

Mosca cavallina (insetto ematofago, cioè succhia il sangue come la zanzara). Tormenta in maniera particolare gli equini. Quindi si dice di una persona assillante, fastidiosa, asfissiante, di cui non si riesce a liberarsene in alcun modo. Uno scocciatore scostumato.

Mparanza.

Tutto insieme. Raccogliere tutti indistintamente in una sola volta senza distinzione.

Mpechèra.

Pettegola. Maldicente, sobillatrice, calunniatrice.

Mpupazzà.

Agghindarsi in maniera vistosa. Vestirsi con poco gusto. Ma anche mistificare dei prodotti per ingannare il potenziale cliente, occultante i difetti. 

Mpustatore.

Prepotente. Arrogante, prevaricatore, che pretende di imporre con la forza il proprio volere.

Mùmmera

Anfora di creta. In generale serviva ad attingere e trasportare acqua dalle fontane pubbliche. A Napoli veniva utilizzata anche per la vendita dell’acqua “zuffrègna”, perché la creta la manteneva fredda. Erano quindi di coccio e come tale si intende anche una testa dura, ostinata o piuttosto lenta di comprendonio. Un seno prosperoso può anche essere equiparato a “doie mùmmarelle” .

Muorto ’o criaturo nu’ simmo chiù cumpare.

Morto il bambino (il figlioccio) e non siamo più compari. Si dice quando senza motivi apparenti si raffredda un rapporto che era sempre stato ben saldo. 

Muorzo d’a crianza.

Il boccone della creanza. L’abitudine di lasciare sempre qualche boccone nel piatto.

 

N

 

N’aggie scaurate chiaveche, ma tu si’ ’o nummere uno!

Ne ho lessate chiaviche, ma tu sei il numero uno! Ho conosciuto e mi sono scontrato con tanti furfanti ma tu sei una canaglia che non teme confronti. Sei il più farabutto dei farabutti.

Hanno fatto tacche e chiuove.

Hanno fatto tacchi e chiodi. Sono stati sfruttati fino al totale logoramento.

Na carta ’e tre.

Una carta di tre. È la carta di maggior valore nel gioco del Tresette. Una persona di notevole importanza. Uno che conta. E nel gergo malavitoso era il guappo. 

Na galletta ’e Castiellammare.

Una galletta di Castellammare. Uno spilorcio senza uguali. Da lui è inutile ogni tentativo di spillare qualcosa. 

Na lenza ’e sole.

Una striscia di sole. Un piccolo raggio di sole.

Na meza botta.

Una mezza botta. Persona o cosa di scarso valore.

Ncasà ’a mano.

Calcare la mano. Darci dentro maggiormente. Non essere moderato, approfitta!

Nce vò nu core.

Ci vuole un cuore. “Ci vuole un cuore di pietra per comportarsi in questo modo!”, “Ci vuole una bella faccia tosta per dire certe cose”.

Ncopp’a ccuotto, acqua volluta.

Sopra la scottatura acqua bollente. Come se non bastasse la prima sventura se ne aggiunge un’altra che aggrava ancora di più la situazione.

‘Nciucio.

Pettegolezzo, confabulazione. Progetti costruiti malevoli nell’ombra.Nciucessa.Ngiucièro. Gli autori materiali dello ‘Nciucio.

Ne vuo’ ca so cepolle?

Ne vuoi che sono cipolle? Cipolle: legnate. Devi solo decidere se e quante ne vuoi perché di sberle ce ne sono in grande quantità. E trattandosi di cipolle ne puoi avere fino alle lacrime.

Nennella ’e ll’uocchie.

La bambina degli occhi. La pupilla.

Ngigna’

Inaugurare. Ma in questo caso il termine ha una sfumatura un po’ particolare perché è riferito principalmente a capi di abbigliamento che vengono indossati per la prima volta.

Nippulo.

Pelucco. Palline composte da peluzzi corti e morbidi che formano una leggera lanuggine su un tessuto o una maglia. 

Nun me ’ntrico e nun me ’mpaccio.

Non mi intrometto e non mi coinvolgo. Mi faccio i fatti miei e sto tranquillo. 

Ntrichete ’e te!

Impicciati dei fatti tuoi! Pensa te! Non pettegolare su di me!.

Nu chiappo ’e ’mpiso.

Un cappio di impiccato. Un pendaglio da forca. Ma viene usato anche in senso scherzoso con un bambino molto vivace.

Nu parmo e nu ziracchio.

Un palmo e un poco. Una piccola quantità. Su usa per definire una persona molto bassa. Il palmo e il ziracchio sono unità di misura che si utilizzano nel gioco delle bocce e delle boccette. Il palmo è la distanza che intercorre tra il pollice e il mignolo della mano tesa, il ziracchio quella tra il pollice e l’indice.

Nu piezzo ’e pane.

Un pezzo di pane. Una persona molto pacifica e tollerante.

Nu ziracchio d’ommo.

Un uomo di statura assai piccola.

Nun bulere stare manco pe pollece int’ ’a cammisa d’uno.

Non voler essere nemmeno come pulce nella camicia di qualcuno. Non pensare nemmeno lontanamente di potersi trovare nei panni di una persona che sta vivendo un momento disastroso.

Nun ce vo’ zingara p’anduvinà sta ventura.

Non ’è bisogno della zingara per indovinare questa sorte. Ci sono delle cose che sono talmente evidenti da essere troppo facili da capire. 

Nun è doce ’e sale.

Non è dolce di sale. Un tipo con cui sarebbe preferibile non averci a che fare. È arrogante e aggressivo. Un uomo dal carattere difficile.

Nun fa ’o farenella!

Non fare il pagliaccio. Un invito a evitare di assumere atteggiamenti inopportuni.

Nun haje visto ’o serpe, e chiamme San Paulo.

Non hai visto il serpente e invochi San Paolo. Aspetta almeno che le cose succedano prima di spaventarti. Non fasciarti la testa prima di rompertela.

Nun sai tené tre cicere mmocca.

Non sai tenere tre ceci in bocca. Non sai mantenere un segreto.

Nun sfruculià ’a mazzarella ’e San Giuseppe.

Non “sfottere” il bastone di San Giuseppe. Non svegliare il cane che dorme. Non ritornare provocatoriamente su una questione ormai sopita.

Nun tene né cielo ’a vede’ né terra ’a cammena’.

Non ha né cielo da vedere né terra su cui camminare. Vive in condizioni di estrema miseria.

Nzallanuto.

Nella traduzione letterale rimbambito patologico. Nella versione scherzosa: molto distratto, sbadato, poco concentrato.

Nzerrà l’uocchie.

Chiudere gli occhi. Gli occhi oltre che per dormire si possono chiudere anche in senso figurato. Nel senso di non voler vedere l’evidenza. Oppure una volta e per sempre trapassando. 

Nziria.

Il capriccio lamentoso dei bambini. Ma può essere anche un pianto incontrollabile. 

Nzurfà’.

Inzolfare. Mettere zizzania. Indurre ad azioni riprovevoli. Sobillare.

 

O

 

O ball’ ’e ll’urzo.

Il ballo dell’orso. Il ballo di una persona impacciata nei movimenti, grossolano, privo di grazia.

O Buvero.

Il Borgo.

O canzo.

Il tempo di quare qualcosa senza pressioni. Dare a qualcuno il temo di fare una determinata cosa senza metterlo in ansia: damme ’o canzo! 

O cappotto ’e lignamme.

Il cappotto di legno. La bara.

O cuorpo ’e Napule.

Il corpo di Napoli. La statua del dio Nilo posta nel Largo Corpo di Napoli nel pieno del centro storico.

O figlio d’ ’a Madonna.

Il figlio della Madonna. Un bambino abbandonato dei genitori nella ruota degli esposti presso la Basilica dell’Annunziata Maggiore a Forcella. Il senso lato anche per qualsiasi trovatello o figlio di nessuno.

O gallo ’ncoppa ’a munnezza.

Il gallo spazzatura. Più esattamente un gallo che canta usando un cumulo di spazzatura come piedistallo. Una persona che si compiace di se stesso, si vanta delle proprie qualità, spesso inventate. E lo fa cercando dominare delle persone che per qualche motivo non hanno la possibilità di controbattergli.

O guappo ’e cartone.

Il guappo di cartone. La persona che si atteggia a bullo o pericoloso delinquente ma in effetti è solo un millantatore senza attributi.

O munaciello.

Il piccolo monaco. Uno spiritello bizzarro e dispettoso. Chi entra nei suoi favori beneficia di ampie protezioni. Chi malauguratamente se lo mette contro va incontro ad ogni sorta di guaio. 

’O ’nsist’.

Il prepotente. Un tipo da cui è meglio stare alla larga perché potrebbe essere anche un violento.

’O palazzo è auto e ’a signora è sorda.

Il palazzo è alto e la signora è sorda. In qualche caso le condizioni rendono difficile sentire ma in tante altre per proprio interesse si fa finta di non sentire.

O pato-pato.

Una quantità enorme. Generalmente usata per condizioni meteorologiche estrema. ’O pato-pato ’e ll’acqua: quello negli ultimi anni definiamo bomba d’acqua Un vero diluvio.

Piglia e porta.

Prende e porta. Lo spione. La persona che è meglio tenere alla larga quando la discrezione è d’obbligo. Abitualmente va a riportare in buona o in mala fede tutto quello che ascolta. 

O priore ’e San Martino.

Il priore di San Martino. Il marito tradito. La Certosa di San Martino si trova su una collina napoletana, fu trasformata in museo dopo l’Unità d’Italia. San Martino è il protettore dei cornuti.

O purpo se coce cu ll’acqua soia.

Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua. Si dice di una persona che non accetta consigli e persevera nelle sue azioni, anche chiaramente deleterie. I nodi prima o poi verranno al pettine.

O riàvole ’e Mergellina.

Il diavolo di Mergellina. Una donna bellissima ma capricciosa e imprevedibile, rasentando in qualche caso la malignità, al pari del diavolo di Mergellina.

O schiattamuorto.

Il becchino.

O scemo ’e Miano.

Lo scemo di Miano. Miano era la sede dell’ospedale psichiatrico del Frullone. Questa frase viene usata in senso figurato per indicare una persona che si comporta come un idiota. O comunque non è particolarmente sveglia.

O tale e quale.

Il tale e quale. Lo specchio.

O tram a muro.

Il tram a muro. L’ascensore.

O Zi’ nisciuno.

Lo zio nessuno. Una persona assolutamente insignificante.

On Titta e ’o cane.

Don Titta e il cane. Due persone che si muovono sempre insieme. Però di solito uno guida e l’altro segue.

 

P

 

Paglietta.

Il paglietta. L’avvocato maneggione. Una sorta di azzeccagarbugli.

Palazzo a spuntatore.

Palazzo a due uscite.

Palummelle nnante all’uocchie.

Le “farfalline” davanti agli occhi. Percepire dei punti luminosi davanti agli occhi. Potrebbe anche essere un problema patologico. 

Parapatta e pace.

Pari e pace. Siamo pari. Non ti devo più niente né tu lo devi a me.

Paraustiello.

Ragionamente arzigogolato. Tentativo di giustificarsi o far valere le proprie ragioni ma in maniera incomprensibile per gli atri. Chiacchiere inconcludenti che dopo lunghi giri di parole risultano ancora incomprensibili suscitando l’irritazione del destinatario.

Paré ’a sporta d’ ’o tarallaro.

Sembrare il cesto del venditore di taralli. Si dice di una persona trattata senza la giusta considerazione. Che viene sballottata da un posto all’altro senza tener conto delle sue necessità. Oggi succede con gli anziani quando diventano un peso per i figli e sono costretti ad essere sballottati tra le loro case per evitare di far ricadere tutto il “fastidio” su un solo di loro.

Parla’ a schiovere.

Parlare a spiovere. Parlare tanto per parlare, senza arrivare ad una conclusione sensata. 

Parla comme t’ha fatto mammeta!

Parla come ti ha fatto tua mamma! Non parlare in maniera ostentata perché non ti si addice. Parla in modo semplice e facilmente comprensibile. 

Parlà mazzecato.

Parlare in maniera incomprensibile. È il comportamento di chi dovrebbe dire ma non lo vuol fare. Reticente, impaurito, insicuro. 

Parla quanno piscia ’a gallina.

Parla quando orina la gallina. Un ordine che non ammette repliche: taci e basta. Non devi intervenire nei nostri discorsi. 

Pascàle passaguàje.

Pasquale passaguai. Persona perseguitata dalla sfortuna o che usa la sfortuna per giustificare delle sue mancanze.

Patapate ’e l’acqua.

Pioggia torrenziale e improvvisa. Un vero diluvio.

Pavà’ ’e pperacotte.

Pagare le pere cotte. Pagare le conseguenze di quello che si è fatto o che hanno fatto altri facendo ricadere la colpa su di noi.

Pe’ ghionta ’e ruotolo.

In aggiunta al rotolo. E come se non bastasse, si aggiunge anche il resto. Altre al danno la beffa. Fino agli anni ’60 circa, il pane veniva venduto a peso esatto. Quindi quando il pezzo di pane, ad esempio, non era esattamente un chilogrammo se ne aggiungeva un altro pezzetto (la ghionta) per arrivare al peso esatto. 

Pe na magnata ’e fave.

Per una mangiata di fave. Un prezzo talmente irrisorio da non giustificare quel che si è fatto, sia nel bene che nel male. 

Pe’ vintinove, e trenta.

Per ventinove e trenta. C’è mancato proprio poco.

Pepitola.

La pepitola è una malattia delle galline che le porta a chiocciare (fare co-co-cò) in maniera ininterrotta. Allo stesso modo si dice di una persona logorroica, che parla in maniera interrotta rendendo insopportabile la vita alle persone che condividono lo stesso ambiente.

Perdere Filippo e ’o panaro.

Perdere Filippo e il paniere. Perdere proprio tutto.

Pescetiello ’e cannuccia.

Pesciolino di cannuccia. Un sempliciotto facile da raggirare. 

Péttola’ nculo e cumpagne.

Una cricca di bighelloni. Un gruppo di scugnizzi.

Petrusino ogne menesta.

Prezzemolo in ogni minestra. Persona che si occupa in modo invadente e fastidioso degli affari altrui. Onnipresente. Pettegolo.

Piglià a scigna.

Prendersi la scimmia. Andare su tutte le furie.

Piglià calimma.

Prendere tepore. Riuscire finalmente a riscaldarsi. Eduardo De Filippo nella commedia Natale in casa Cupiello, infreddolito e affondato nelle coperte, rivolto alla moglie dice “non potevo pigliare calimma”. Cioè: con il freddo che fa nemmeno sotto le coperte riesce a prendere calore. 

Pigliarse ’o dito cu tutt”a mano.

Prendersi il dito con tutta la mano. Approfittare della benevolenza concessa. Abusare della generosità o della fiducia concessa. 

Pisse-pisse.

Parlare fittamente come complottando. Ma più che altro pettegolando.

Pittà ’o sole.

Dipingere il sole. A chi va oltre i tempi necessari a realizzare una certa cosa ironicamente si dice: ma che stai pittando il sole?

Pittò, va pitta!

Pittore, vai a pittare! Non interferire in cose che non ti riguardano. Limitati a fare il tuo compito.

Povero maronna.

Un povero disgraziato.

Primm’ ’e mo.

Prima di adesso. Immediatamente. All’istante.

Prommette certo e vene meno sicuro.

Promette certo e viene meno sicuro. Persona inaffidabile.

Pullicenella spaventato da ’e maruzze.

Pulcinella spaventato dalle “corna” delle chiocciole. Meravigliarsi per delle cose ovvie.

Puozze aunnà comm’ aonna ’o mare!

Che tu possa abbondare come abbonda il mare! Ti auguro tutto il bene possibile. 

Pure ’e pullece teneno ’a tosse.

Pure le pulci hanno la tosse. Anche i meno qualificati cercano di far sentire la propria voce.

 

Q

 

Quanno buono buono.

Quando buono buono. In fin dei conti. Dopo tutto se anche fosse.

Quanno buono buono cchiù nera d’ ’a mezanotte nun po’ venì . 

In fin dei conti più nera della mezzanotte non può essere. Peggio di così non può andare quindi non ci preoccupiamo più di tanto.

Quanno buono buono, s’ ’o chiagneno lloro, a nuje che ce ne ’mporta?

In fin dei conti se la sbrigano loro, a noi che ce ne importa. Sì la situazione è quella che è ma a noi che c’importa, adesso ce ne andiamo e se la sbroglia chi viene dopo. 

Quanno nun site scarpare, pecché rumpite ’o cacchio a ’e semmenzelle?

Visto che non siete calzolaio, perché rompete le scatole ai chiodini? Se non avete la competenza giusta levatevi di mezzo.

 

R

 

Rafanié, fatte accattà’ ’a chi nun te sape.

Ravanello, fatti comprare da chi non ti conosce. Vorresti fregare proprio me che ti conosco bene. Prova con qualcuno che non ti conosce.

Ricco Pellone.

Il ricco Epulone.

Rutto pe’ rutto.

Rotto per rotto. Ormai non abbiamo più niente da perdere quindi tentiamo il tutto per tutto.

 

S

 

S’è aunita ’a funa corta e ’o strummolo a tiriteppete.

Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella per la rotazione corta. Peggio non poteva andare. Si è verificata la concomitanza di due fatti negativi. Ma si dice anche di una coppia assolutamente inconciliabile e senza alcuna possibilità di poter coesistere.

S’è ’mbrugliata a matassa.

Si è ingarbugliata la matassa. La situazione è precipitata ormai è diventata molto complessa. 

S’è scumbinata ’a grammatica.

Si è stravolta la grammatica. È il caos! Non si capisce più niente. La logica è andata a farsi benedire.

Salute a’’ fibbie – recette don Fabbie!

Saluti alla fibbia – disse don Fabio! Me ne strafrego di quello che dici.

San Genna’, mettece ’a mana toja!

San Gennaro, mettici la mano tua! San Gennaro aiutaci tu!

San Genna’, pienzace tu!

San Gennaro, pensaci tu! San Gennaro mi affido a te!

San Giuseppe nce ha passata a chianozza.

San Giuseppe ci ha passato la pialla. Si dice di una donna quasi senza seno.

Se l’ha ammuccato sano sano

Se l’è bevuta tutta. C’è caduto come un pollo, non ha avuto il minimo dubbio

Santu Mangione.

San Mangione. Santo protettore dei corrotti e degli imbroglioni.

Sarchiapone.

Uomo goffo, sciocco, credulone, grossolano, sgraziato, imbranato. 

Scapricciatiello.

Lo scapricciatello. Un giovanotto che ha deviato dalla retta via e si sta incamminando lungo una chinapericolosa. Una figura non particolarmente negativa perché si riferisce ad un ragazzo con qualche grillo di troppo in testa ma ancora recuperabile.

Scarfasegge.

Riscaldasedie. Fannullone. Impiegato che in ufficio scalda solo la sedia. Scansafatiche, sfaticato. 

Scartellata.

Donna gobba

Scaurachiuóve.

Scaldachiodi. Lavoro inesistente lo stesso che fa il fannullone. Persona sfaccendata, sfaticato.

Scavamento ’e Pumpei.

Scavo di Pompei. Ambiente molto malridotto o semplicemente disordinato e sovraccarico di oggetti mal riposti. 

Schiarà juorno.

Far giorno. Albeggiare.

Schiattà’ ’ncuórpo.

Schiattare in corpo. Rodersi dalla rabbia. Mal sopportare una persona.

Schiattamuorto.

Il becchino.

Sciacquàrse ’a vócca primm’ ’e parlà.

Sciacquarsi la bocca prima di parlare. È già un richiamo per qualche parola non troppo gradita scaturita nella discussione. Il risentito invita (bonariamente o minacciosamente) a misurare bene le parole prima di parlare di una certa persona, le cui qualità sono indiscusse. 

Sciacque Rose, e bbive, Agnese!

Sciacqua, Rosa, e bevi, Agnese. Spendere senza pensare al domani. Vivere alla giornata.

Sciasciona.

Donna rotondetta ma simpatica e piacente.

Sciò sciò ciucciuvè.

Via via civette! Scongiuro.

Sciosciammocca.

Un sempliciotto, ingenuo e credulone.

Sciù! p’ ’a faccia toia.

Sciù! per la faccia tua. Alla faccia tua!

Sciué sciué.

Senza perdere tempo. Sbrigativamente. Sommariamente. 

Sciupafemmene.

Dongiovanni. Donnaiolo, farfallone, casanova. 

Scummà ’e sango.

Schiumare di sangue. Colpire causando una ferita con abbondante fuoriuscita di sangue.

Scummigliare a zella.

Scoprire la tigna. Far venire alla luce tutto quello che si era voluto tener nascosto. 

Scurà notte.

Fa notte.

Se n’adda accattà tutte mmericine!

Se ne deve comprare tutte medicine. Una maledizione lanciata dalla “vittima” a chi si è appropriato fraudolentemente o quasi del suo danaro.

Se ricorda ’o chiuppo a Forcella.

Risale ai tempi del pioppo a Forcella. Che risale a tempi lontanissimi.

Se sò mbrugliate ’e llengue.

Si sono imbrogliate, ingarbugliate le lingue. Una serie di equivoci ha portato alla difficoltà di esporre le proprie ragioni.

Se so rotte le giarretelle.

Sono andate in frantumi le piccole brocche. Quella che sembrava un’amicizia indissolubile è andata in frantumi.

Sfasulato.

Sfaticato.

Sfezzia’

Divertirsi con qualcuno o con qualche cosa.

Si’ ghiuto a Roma e nun haje visto ’o Papa.

Sei andato a Roma e non hai visto il Papa. Fare qualcosa perdendo di vista quello che era l’elemento più importante da considerare.

Sì ’na zoza.

Sei un sudicio. Ma principalmente viene utilizzato per descrivere una persona immorale, infida, priva di valori.

Si’ ’nu babbà.

Sei un babà. Sei bella e dolce.

Si vene ’a morte manco ’o trova.

Nemmeno se viene la morte lo trova. Si dice di una persona che non si riesce mai a trovare.

Sorece nfuso a ll’uoglio.

Il topo bagnato nell’olio. Una persona impomatata con la brillantina in maniera esagerata.

Sott’ ’a botta.

Sotto la botta. Di colpo. All’istante.

Sparterse ’o suonno.

Dividersi il sonno. Un’amicizia talmente forte da permettere di scambiarsi qualsiasi confidenza.

Spavo ncerato.

Spago incerato. Pigliarse ’o spavo ’ncerato: assumere un onere di cui si sarebbe potuto benissimo fare a meno perché sarà molto impegnativo.

Sperì comme a nu cane.

Desiderare avidamente come un cane. In senso stretto osservare avidamente degli alimenti quando si è affamati. Ma si può estendere a tante altre situazioni che si vorrebbero soddisfare ma che difficilmente lo saranno.

Spià ’na cosa.

Domandare una cosa. Fare una domanda. Chiedere un’informazione.

Stà’ alleluia!

Stare alleluia! Essere talmente ubriachi da raggiungere il culmine della gioia e dell’allegria. Quasi il Paradiso.

Stà buono mpurpato.

È ben inzuppato. È riferito ad una persona esageratamente ricca. Inzuppata di denaro.

Stà c’ ’o còre int’ ô zzùccaro.

Stare col cuore nello zucchero. Essere all’apice della felicità. Una felicità che fa vedere tutto rosa.

Stà comm’a na Pasca.

Stare come una Pasqua. È felice e gode di ottima salute.

Stà’ comm’a ’o diavulo e l’acqua santa.

Stare come il diavolo e l’acqua santa. Due persone assolutamente incompatibili. Nemici per la pelle.

Stà ’o naso e vocca.

Stare naso e bocca. Essere vicinissimi. A pochissima distanza.

Sta schiaranno iuorno ’a Afragola.

Sta facendo giorno ad Afragola (comune in provincia di Napoli). Si dice in maniera ironica quando qualcuno si appresta ad iniziare un lavoro quando a rigor di logica la giornata è finita. “Ma non ti accorgi di come si è fatto tardi?” 

Sta sempe c’ ’a capa ’a pazzìa.

Sta sempre con la testa a scherzare. Con lui è difficile fare un discorso serio ha sempre voglia di scherzare. È un mattacchione. 

Stamm’ tutt’ sott’ ’o cielo.

Stiamo tutti sotto il cielo. Nessuno si ritenga privilegiato come uomo mortale. Siamo tutti sottoposti allo stesso destino e sarebbe meglio rendersene conto prima di ritenersi onnipotenti o far del male. La filosofia della “Livella” di Totò.

Statte buono.

Arrivederci. Un saluto di congedo.

Steveme scarze a chiaveche!

Eravamo a corto chiaviche! Ci mancavi solo tu! Ironia triviale per accogliere l’amico che si unisce in ritardo alla raffinata combriccola. 

Strunzià.

Ingannare, raggirare.

Stuort o muort.

Storto o morto. Bene o male; “in un modo o nell’altro ci riusciremo”.

  

T

 

Tanno tanno.

Proprio in quel momento.

Tanno pe tanno.

All’istante.

Te manno ’e Pellegrini!

Ti mando all’Ospedale Pellegrini! Te ne do talmente tante che sicuramente avrai bisogno di un ospedale per farti medicare.

Te pare sempe che ’o culo t’arrobba ’a cammisa.

Ti sembra sempre che il sedere ti rubi la camicia. Avaro e diffidente. Sta sempre sul chi va là nel timore anche infondato che qualcuno gli possa sottrarre qualche cosa.

Te tengo stampato ’ncuorpo!

Ti tengo stampato nel mio corpo. Ti conosco come le mie tasche. Tu per me non hai segreti. Non puoi fingere con me.

Te veco, e te chiagno.

Ti vedo e ti piango. Sei in una situazione critica. Penso che il tuo futuro sia tutt’altro che roseo ti compatisco.

Tene’ ’a capa sulo pe’ spàrtere ’e recchie.

Avere la testa solo per separare le orecchie. È un imbecille. La sua testa è vuota, priva di cervello.

Tene’ ’a neva ’int’ ’a sacca.

Avere la neve in tasca. Chi non trova mai il tempo per fermarsi. Frettoloso.

Tène ’a panza azzeccata cu’ ’e rine.

Ha la pancia incollata ai reni. Una persona esageratamente magra.

Tene ’a parola superchia.

Ha la parola superflua. Si dice di chi vuole sempre avere l’ultima parola. Di chi straparla in modo saccente e interviene anche in maniera inopportuna in ogni discussione.

Tené ’a zeppola mmocca.

Avere la zeppola in bocca. Difetto di pronuncia con la “s” moscia. Balbettare. In medicina è il sigmatismo.

Tene’ ’e làppese a quadriglié .

Essere distratto dalle troppe preoccupazioni che girano per la testa. 

Tene’ ’e recchie ’e pulicane .

Avere le orecchie del pubblicano. Avere un udito straordinario. Riuscire a captare anche a notevole distanza più di quello che riescono a sentire gli altri.

Tène folla Pintauro!

C’è folla da Pintauro ! Si dice con ironia di persona che improvvisamente si trova ad avere più attenzioni di quelle che riceve normalmente. Pintauro è una pasticceria napoletana, la prima dove iniziò la produzione e la vendita delle sfogliatelle. Molto spesso era affollatissima e la coda si prolungava all’esterno del negozio.

Tene’ l’arteteca.

Essere perennemente irrequieti. Si dice in special modo dei bambini iperattivi, troppo vivaci, che non si fermano un attimo.

Tenè mente.

Guardare. Osservare con attenzione.

Tené’ ’nfrisco.

Tenere in fresco. Conservare in attesa del momento giusto.

Tene ’o mariuolo ’ncuorpo.

Ha il ladro in corpo. È piuttosto ambiguo perché sa di nascondere un segreto compromettente

Tene’ ’o vacile d’oro pe’ ce jettà ’o sanghe rinto.

Avere la bacinella d’oro per buttarci dentro il sangue. Essere ricchi ma non poter godere di quella ricchezza.

Tene ’a vocca ca pazzeja cu ’e recchie.

Ha la bocca che gioca con le orecchie. Ha la bocca larghissima.

Tene ’e rennete spase a u sole.

Avere le rendite sparse al sole. Essere ricchissimo. Ma spesso si usa in maniera ironica per indicare una persona che aspira a progetti troppo grandi per quelle che sono le proprie possibilità: quindi immagina di essere ricchissimo senza esserlo.

Tene’ nu brutto police int’ ’a recchia.

Avere una brutta pulce nell’orecchio. Avere un brutto presentimento. Avere un pensiero preoccupante che frulla per la testa. 

Tiene mmano.

Tieni in mano. Aspetta un poco che poi risolveremo.

Tiene ’nu culo quant’e Porta Capuana .

Hai un culo grande quando Porta Capuana. Hai una fortuna esagerata.

Tieneme ca te tengo.

Tienimi che ti tengo. Barcollare. La situazione è precaria e sto in bilico con buone probabilità di cadere.

Tiracazune.

Bretelle.

Tomo tomo.

Serio serio. Comportarsi come nulla fosse in una situazione che al contrario richiederebbe delle valide spiegazioni.

Tricchitracche, tanto a parte!

Tric trac, un tanto per parte! Ciascuno paga per la propria parte. Dividere le spese proporzionalmente a quanto si è consumato.

Truvà ’a pèzza a cculóre.

Trovare la toppa a colori. Cercare in maniera artificiosa di trovare una scusa plausibile. Arrampicarsi sugli specchi. Cercare disperatamente di tirarsi fuori da una situazione divenuta molto difficile.

Che staje accucchianno? 

Ma che stai dicendo? Ma di che cosa stai parlando? Non riesco a capire dove vuoi arrivare.

Tu me scippe ’e paccari ’a mano.

Mi strappi gli schiaffi dalle mani. Cerco di essere ragionevole ma il tuo comportamento rischia di farmi perdere la pazienza e riempirti di schiaffi.

Tu tiene ’a capa fresca.

Hai la testa fresca. Beato te che vivi tranquillo senza problemi che ti frullano per la testa.

Tu vi’ quanno è bello Parigge!

Vedi quanto è bella Parigi! Ma vedi un poco cosa debbo sopportare!

Tutto a Giesù e niente a Marì.

Tutto a Gesù e niente a Maria. Una spartizione illogica che avvantaggia un contraente togliendo all’altro, in maniera arbitraria.

 

U

 

U libro d’u pecchè nun s’è stampato ancora.

Il libro del perché non si è stampato ancora. Un modo per non rispondere ad una domanda inopportuna e indiscreta.

Uanema!

Oh anima! Esclamazione enfatica di meraviglia: Nientedimeno! All’anima!

Una pe bevere e n’ autra pe sciacquà.

Una per bere e un’altra per sciacquare. Dare una strigliata di quelle che non si dimenticano. Aspro e insistente rimprovero. 

Uno ’e tutto.

Uno di tutto. Un po’ di tutto. Di tutto.

Uno leva ’o quatro e ll’ato ’o chiuovo.

Uno toglie il quadro e l’altro il chiodo. Una gara a distruggere le proprie cose.

Uócchie a zennariéllo .

Occhi maliziosi e ammiccanti.

Uócchie chine e mmàne vacante.

Occhi pieni e mani vuote. Osservare vogliosamente le grazie di una donna ma restando a mani vuote.

Uocchie sicche.

Occhi secchi. Iettatore

Uosso pezzillo .

Malleolo.

 

V

 

Va’ a vasa’ ’o pesce ’e San Rafele.

Vai a baciare il pesce di San Raffaele Arcangelo. Nella Chiesa di San Raffaele a Napoli è custodita la statua dell’Arcangelo con Tobia. Nel gruppo marmoreo l’Arcangelo Raffaele poggia il piede sulla testa di un grosso pesce. In passato le donne del popolo si recavano a baciare questo pesce perpetuando un antico rito di fecondità. 

Va te cocca.

Vai a coricarti. Levati dai piedi! Sparisci! Vattene a quel paese!

Va truvanno chi l’accide.

Va cercando chi lo uccide. Una persona molto sicura di sé che non ha paura di niente. Non si preoccupa di assumere atteggiamenti spavaldi e provocatori.

Vajassa.

Donna volgare e sguaiata. Che non si fa scrupolo di attaccar briga strillando e se necessario ricorrere alle mani.

Vacante comm’a na cucozza.

Vuoto come una zucca. Stupido. Senza cervello.

Venì a chi si tù e chi songh’ie.

Venire, arrivare a chi sei tu e chi sono io. Discutere in maniera accesa cercando di zittire l’altra persona evidenziando la superiorità della propria posizione. Si può immaginare che da questo alterco venga fuori un continuo batti e ribatti sul rispettivo valore. Insomma un duplicato del “lei non sa chi sono io”.

Venimmo a nuje.

Veniamo a noi. Dopo esserci allontanati dall’argomento ritorniamo a quello che era il tema del nostro discorso. Oppure: riepiloghiamo e concludiamo.

Vermenara.

Grande spavento. Rimanere scioccati da un grande spavento.

Vino a doje recchie.

Vino a due orecchie. Vino annacquato.

Vino a una recchia.

Vino a un orecchio. Vino buono.

Vota e gira.

Volta e gira. Per quanto si cerchi di cambiare il risultato resta lo stesso.

Vota e gira ’o cetrulo e và ’nculo a ’o parulano.

Volta e gira il cetriolo e finisce sempre “dietro” all’ortolano. Espressione rabbiosa di chi si ritiene la vittima designata di tante ingiustizie.

Votta votta.

Spingi spingi. Affollamento tumultuoso in una piazza o in una manifestazione dove ci si trova ad essere trasportati dalla folla. Baraonda, gazzarra. 

Vrenzola ’e parola.

Straccio di parola. Fermatevi un poco, tacete, date anche me la possibilità di dire la mia. 

Vulè ’o cocco munnàto e buono.

Volere l’uovo già ripulito dal guscio e pronto da mangiare. Raccogliere i frutti di quello che non si è seminato. Pretendere di ottenere senza sforzo quello che gli altri devono sudarsi.

Vutare a tarantella.

Volgere a tarantella. Trasformare in scherzo quella che era una cosa molto seria.

 

Z

 

Zantraglia.

Equivalente di vaiassa. Donna volgare e sguaiata. Che non si fa scrupolo di attaccar briga strillando e se necessario ricorrere alle mani.

Zezzeniello.

L’ugola.

Ziracchio d’ommo.

Un nanerottolo. Uomo molto basso.

Zita cuntignosa.

Ragazza, giovane contegnosa. Ragazza che ostenta un’austerità di costumi e una serietà che non ha.

Zitto, chi sape ’o juòco.

Zitto chi conosce il gioco. Chi lo conosce non riveli il trucco altrimenti il gioco o “la truffa” fallisce. 

Zittu zitto, ’nmiezo ’o mercato.

Zitto zitto, in mezzo al mercato. Agire con una presunta massima segretezza perché il segreta trapela con estrema facilità.

Zuca’ a ddoje zizze.

Succhiare da due mammelle. Fare il doppio gioco. 

Zumpà’ comm’a n’arillo.

Saltare come un grillo.