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Tradizioni

La vera sfogliatella è nata a Napoli, originaria della Costiera

Se ci si riferisce, in senso stretto, alla sfogliatella è inutile cercare origini incerte e controverse. È nata a Napoli creata da Pasquale Pintauro nella sua osteria di via Toledo.

È senza dubbio vero che la sua opera sia stata realizzata partendo da una ricetta preesisteste ma è altrettanto vero che, prima dei suoi tocchi, la sfogliatella che conosciamo noi non esisteva.

Sarebbe come mettere in dubbio la genitorialità degli inglesi rispetto al calcio moderno solo perché qualcosa di simile era praticato nella Firenze medicea. Anzi, volendo scalare nel tempo, un gioco della “palla di cuoio calciata dal piede” esisteva in Giappone oltre tremila anni fa.

E senza contare che la nascita della sfogliatella napoletana ha una data certa e una storia nota a tutti, al contrario delle innumerevoli origini attribuite alle precedenti.

Alcuni le fanno risalire nientemeno che alle feste priapiche, una sorta di riti orgiastici che si tenevano nelle cavità di Piedigrotta duemila anni fa.

Era il 1818 quando Pasquale Pintauro, all’epoca, oste creò la sua sfogliatella. Partì dalla ricetta di un dolce allora conosciuto come “santarosa”, dall’omonimo convento di Conca dei Marini.

Infatti, in questo monastero, utilizzando avanzi della sera precedente, una suora si ritiene ne abbia creato il “prototipo”.

 

Il mistero della ricetta trafugata

 

La ricetta era naturalmente segreta e non si sa come l’oste napoletano ne sia venuto in possesso. Qualcuno ipotizza che avesse una zia tra le monache di quel convento.

Di sicuro venire in possesso di quella ricetta non era facile. Era un convento di clausura per cui le suore non avevano contatti con il mondo esterno.

Almeno in teoria. Infatti la storia recente ci insegna che è possibile sottrarre documenti persino dallo studio privato del papa, Benedetto XVI: vedi il caso Vatileaks.

La più maliziosa delle ipotesi sull’uscita della ricetta dalle mura monastiche è piuttosto pruriginosa. Una suora, stanca della castità, avrebbe deciso di assaggiare i piaceri della carne.

E per compiacere il suo amante avrebbe donato, insieme a “tutta se stessa”, anche l’ambita ricetta.

Comunque, i tentativi di spiegare come la ricetta della progenitrice della sfogliatella abbia varcato le mura conventuali sono numerosi e alcuni molto fantasiosi. Da cui se ne deduce che non si saprà mai. Ma, in fin dei conti, a chi interessa?

 

La suora parsimoniosa crea l’antenata della sfogliatella

 

Altrettanto numerose sono le ipotesi sulle vere origini ma la più accreditata è, senza ombra di dubbio, quella che le attribuisce al convento di Conca dei Marini.

La creazione si fa risalire al 1600 quando una suora sparagnina decise che gli avanzi della sera precedente potevano essere utilizzati evitando di sprecare la “grazia di Dio”.

Gli ingredienti di cui disponeva erano un po’ di semola cotta nel latte, un po’ di frutta secca, zucchero e liquore al limone. Il suo genio la spinse a realizzare un gustoso ripieno che utilizzò per farcire due sfoglie a cui aveva aggiunto strutto e vino bianco.

Dopo la vena gastronomica decise di saggiare anche quella artistica e modellò la parte superiore del dolce a forma di cappuccio di monaco. Era nata la “Santarosa”.

 

Pintauro sfida la creatività della suora

 

Pintauro, comunque sia venuto in possesso della ricetta si dimostrò non meno creativo della suora, pur non essendo del mestiere. Infatti, era il proprietario di un’osteria a via Toledo di fronte a via Santa Brigida.

Ma cosa fece Pasquale Pintauro per trasformare la Santarosa in sfogliatella?

Eliminò crema pasticciera e amarena e appiattì la forma a cappuccio di monaco, dando vita alla “frolla”, dal tipo di pasta utilizzata.

E creò la “riccia”, la regina delle sfogliatelle, triangolare a forma di conchiglia. Croccante, e friabile allo stesso tempo, è formata da pasta sfoglia stratificata in maniera molto fitta.

 

L’oste Pintauro diventa pasticciere

 

Il successo dell’oste Pintauro fu strepitoso per cui divenne di diritto uno straordinario pasticciere e l’osteria un laboratorio dolciario. Era il 1818.

A distanza di 200 anni la sfogliatella non ha perso il suo smalto iniziale e rappresenta una delle regine della pasticceria tipica napoletana.

Lo straordinario successo delle sfogliatelle di Pintauro si traduceva in lunghe code per accedere al negozio. Questo diede vita al detto: “tène ‘a folla, Pintauro”, che sta ad indicare una persona molto indaffarata e difficile da avvicinare.

Comunque chi dovesse venire a Napoli senza assaggiare la sfogliatella si priverà di uno dei migliori sapori tradizionali di Napoli.

Infatti, lo ricorda la scritta sull’insegna dei “F.lli Attanasio”, alla Ferrovia, anche loro maestri nella lavorazione di questo dolce. Recita: “Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, e ‘e sfugliatelle”.

La pasticceria Pintauro si trova ancora nello stesso negozio che occupava 200 anni fa e continua a sfornare ricce e frolle a ritmo continuo.

 

Ma dove si possono gustare le migliori sfogliatelle a Napoli?

 

Oltre alle due suddette istituzioni, ha conquistato posizioni “Sfogliatella Mary” a via Toledo, la più diretta concorrente, e quasi dirimpettaia, di Pintauro. Molti la pongono al di sopra di quest’ultimo.

Subito dietro altre tre pasticcerie di grande rilievo come Carraturo a via Casanova; Bellavia a via Onofrio Fragnito al Vomero; Scaturchio a piazza San Domenico Maggiore.

Tanti presunti esperti hanno stilato la propria classifica. Ma si tratta di una questione di gusto quindi perché fidarsi di quello degli altri?

Meglio programmare in sei comode tappe la visita a questi paradisi dolciari. Deliziarsi il palato e poi… eventualmente stilare classifiche.

 

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