Virgilio mago e protettore ante litteram di Napoli

Colombario Tomba di Virgilio

Con il distico pronunciato in punto di morte per il suo epitaffio Virgilio è diventato per sempre napoletano d’adozione.

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc/Parthenope: cecini pascua, rura, duces. Mantova mi generò, il Salento mi rapì, mi tiene ora Napoli; cantai i pascoli, le campagne, i condottieri.

Forse si tratta di una leggenda ma la sostanza non cambia: il mantovano amava Napoli. Vi era giunto nel 44 a.C., a 26 anni. Proveniva da Roma sconvolta dalla guerra civile dopo l’uccisione di Cesare.

Ma anche quando le mutate condizioni gli avrebbero permesso di ritornare decise di restare a Napoli, anche da morto.

Virgilio

Virgilio

Infatti morì a Brindisi ma aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella città di Partenope.

Publio Virgilio Marone è conosciuto come grande poeta e autore, tra le altre, di un’opera immortale come l’Eneide. Un poeta tanto grande da essere scelto da Dante come guida nella sua Divina Commedia.

Ma la tradizione popolare napoletana gli riconosce doti che con la poesia hanno poco da spartire: magiche, premonitrici, taumaturgiche, profetiche ecc.

Per oltre un millennio è stato il protettore di Napoli. I napoletani traevano tale forza dalla sua tutela che nel XII secolo i Normanni, per minarne le certezze e sottomettere la città, decisero di profanarne la tomba.

 San Gennaro, S. Maria Assunta e altri 50 compatroni di Napoli

 

Poi a strappare definitivamente lo scettro di nume tutelare della città ci pensò la Chiesa, decisa a far fuori tutta la concorrenza pagana e accrescere il culto dei santi. È grazie a questa svolta che, come sanno tutti, San Gennaro è l’attuale patrono di Napoli. Ma pochi sanno che la patrona ufficiale è Santa Maria Assunta e che ci sono ben altri 50 compatroni della città.

A considerare Virgilio un profeta furono i primi Cristiani. Ritennero che nelle sue opere e in particolare nell’Eneide trapelassero gli stessi valori che qualche decennio dopo saranno predicati da Gesù.

La tomba del Vate si trova nel Parco Vergiliano adiacente alla chiesa di Piedigrotta. Da non confondere con il bellissimo Parco Virgiliano di Posillipo. Quest’ultimo era noto fino a qualche decennio fa come Parco della Rimembranza.

Prima degli interventi di riqualificazione iniziati nel 1997 era diventato un luogo molto degradato. Era famoso perché la sera si riempiva di auto trasformate in riservati nidi d’amore grazie ai giornali attaccati ai vetri dei finestrini per salvaguardare la privacy.

La tomba è un colombario secondo lo stile romano dell’epoca. Ma di sicuro non contiene i resti del poeta. La salma traslata da Brindisi fu profanata, come già detto, nel XII secolo da un medico inglese su autorizzazione di Ruggero il Normanno.

Secondo la ricostruzione di Massimo Nugnes ne La storia del Regno di Napoli i napoletani insorsero per questa violazione temendo gravi sventure. Raccolsero le ossa e le trasportarono in gran segreto nei sotterranei di Castel dell’Ovo. 

Virgilio, la regina Giovanna e Castel dell’Ovo

 

I legami tra Virgilio e Castel dell’Ovo ricorrono in numerose occasioni. La leggenda dell’uovo è tra queste. Il poeta aveva sotterrato nelle fondamenta del castello un uovo magico racchiuso in una piccola gabbia. Dall’integrità di quest’uovo dipendeva l’esistenza di Napoli.

Nel XIV secolo, in conseguenza di una delle tante congiure, la struttura subì gravi danni e la popolazione si convinse che l’uovo era stato distrutto. Il timore degli eventi catastrofici stava creando un pericoloso clima di agitazione.

Giovanna I con un colpo di genio si inventò un fantomatico secondo uovo e giurando sulla veridicità di questa scoperta fece tornare la serenità tra i sudditi.

La tomba di Giacomo Leopardi

Il parco Vergiliano ospita anche la tomba di Giacomo Leopardi. E anch’essa priva dei resti mortali del grande poeta.

In teoria dovrebbero essere quelli che Ranieri avrebbe sepolto nella chiesa di San Vitale.

Tuttavia, nel 1900, all’apertura della tomba risultò che c’erano solo pochi frammenti di ossa, appartenenti a più persone, mentre mancava il cranio.

Tuttavia questi particolari non sminuiscono il fascino di questo luogo nato per rendere omaggio ai due grandissimi poeti.

I ‘miracoli’ di Virgilio per la città di Napoli

 

Virgilio mago! Ma quali sortilegi ha fatto il mantovano per guadagnarsi la fama di sapiente delle pratiche esoteriche? Ecco di seguito un breve riepilogo dei più significativi eventi che gli sono stati attribuiti.

 

  • L’apertura della Crypta Neapolitana. Conosciuta anche come Grotta di Posillipo o Grotta di Virgilio. È una galleria lunga circa 711 metri scavata nel tufo che collega Mergellina con Fuorigrotta. L’ingresso principale si trova nel Parco Vergiliano. Attualmente è percorribile solo in minima parte per motivi di sicurezza. Secondo la leggenda Virgilio l’avrebbe scavata in una sola notte con la potenza delle sue arti magiche. 

 

  • Il cavallo di bronzo. Napoli fu colpita da una terribile epidemia equina. Per porvi rimedio Virgilio fece realizzare la statua di un magnifico destriero in bronzo. Gli instillò degli influssi derivanti dai suoi poteri e riuscì a debellare il morbo. La guarigione avveniva dopo che l’animale aveva girato per tre volte intorno alla statua. Di questo cavallo è arrivata a noi solo la testa dopo un lungo e travagliato percorso. 

 

  • La mosca d’oro. Napoli fu invasa da un’impressionante numero di mosche contro le quali ogni contrasto era risultato vano. Virgilio, interpellato, ricorse alla sua magia e creò una mosca d’oro che volando in lungo e in largo per l’intero territorio partenopeo, annientò tutte quelle che incontrava lungo il suo percorso fino all’annullamento del fenomeno.

 

  • L’arciere di bronzo. Era la statua di un uomo con l’arco teso e la freccia puntata verso il cratere del Vesuvio per tenerlo sotto tiro e impedirgli di scatenare il suo furore. Ma un contadino troppo curioso toccò la statua e fece scoccare la freccia che si infilò nella bocca del Vesuvio facendo riprendere la spaventosa attività del vulcano. 

 

  • Un macello “refrigerato”. Infatti solo così si può spiegare la capacità del mattatoio realizzato da Virgilio, capace di conservare le carni macellate per sei settimane. 

 

  • L’uccisione di un enorme serpente che seminava il terrore in un quartiere dell’attuale centro storico di Napoli (Pendino). Aveva morso e strozzato bambini e giovanette. La caccia risultava vana perché il mostro sfuggiva nascondendosi rapidamente nel sottosuolo per poi ritornare più letale di prima. Ancora una volta la popolazione chiese l’aiuto di Virgilio che con un sortilegio riuscì a sconfiggere e uccidere il ripugnante rettile. 

 

  • La bonifica delle paludi che all’epoca occupavano ampie zone dell’area di Neapolis. Rilasciavano nauseanti miasmi ma non solo. Provocavano febbri, pestilenze e altre malattie letali. E come se non bastasse erano infestate da micidiali sanguisughe capaci di causare la morte con un morso. Virgilio grazie ai suoi poteri soprannaturali bonificò le paludi e trasformò quell’area in case e giardini. 

 

  • Il pesciolino scolpito. I pescatori dell’attuale Porta di Massa si rivolsero al poeta per lamentare la scarsità della pesca nel loro tratto di mare. Virgilio scolpì un pesciolino su una grossa pietra. Quindi fece un incantesimo e piantò la pietra in quel punto. Da quel momento la pesca nella zona divenne sempre abbondante.

 

Infine, con la solita domanda di Marzullo che sorge spontanea viene da chiedersi: ma come ha fatto un grande poeta a diventare nella fantasia popolare un potentissimo mago?

Virgilio aveva studiato per diventare avvocato ma l’arte oratoria era la meno indicata alla sua indole. Si trasferì a Napoli per frequentare la scuola epicurea di Sirone e Filodemo. Tuttavia nel suo percorso di studio aderì al neopitagorismo una dottrina filosofico-magica di natura ellenistica, molto attiva a Neapolis dove la cultura della Magna Grecia aveva ancora profonde radici.

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