San Gennaro, per la Chiesa il miracolo non è un miracolo

Cardinale Sepe teca San Gennaro

Il 6 maggio 2017 è stata la giornata dei prodigi. La prodigiosa vittoria del Napoli, al San Paolo, nella lotta per il secondo posto finale (purtroppo inutile). E in serata, il “prodigio” di San Gennaro.

Prodigio e non miracolo. Infatti, la Chiesa non considera un miracolo la liquefazione del sangue di San Gennaro ma un “prodigio”.

Un piccolo machiavellismo semantico per giustificare lo svolgimento dell’evento nel Duomo e con il Cardinale a dirigere le operazioni. La differenza tra miracolo e prodigio non è da poco.
Per la Chiesa il miracolo può essere solo di natura divina.

Il prodigio è un evento simile al miracolo ma la sua origine non è certa. Potrebbe essere un fatto semplicemente inspiegabile. Ma potrebbe essere persino di natura demoniaca.

San Gennaro perde l’aureola

Del resto, la Chiesa come potrebbe attribuire un miracolo a San Gennaro, declassato nel 1969. Infatti, dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, la Congregazione dei riti cancellò il Santo dal calendario.

Lo fece letteralmente e non in senso metaforico. Una decisione ritenuta obbligata in quanto la sua esistenza storica non era certa. Insomma, con una formula molto abusata oggi: “un atto dovuto”. In concreto, San Gennaro non era più santo.

I vescovi e i teologi che si erano accaniti in questa ricerca non fecero un grande favore al Vaticano. Il popolo partenopeo e la Curia insorsero. Una reazione prevedibile conoscendo l’affetto dei napoletani per il Santo.

La Santa Sede dovette ritornare sui suoi passi. Ma potendo smentire del tutto la Congregazione decise di rifarlo santo. Ma santo di serie B, con venerazione solo locale: in Campania. Poi nel 1980 Giovanni Paolo II nominò San Gennaro, ufficialmente, Patrono di Napoli.

San Gennaro non si discute



Del resto per i napoletani il reintegro del Santo nella sua posizione era solo una formalità ecclesiastica. Per i napoletani, fedeli e laici, San Gennaro, è come Maradona e il Napoli, non si discute: si ama.

Ma è veramente il sangue di San Gennaro che si scioglie in quelle ampolle? In questo contesto è una questione di lana caprina. Per i fedeli è il sangue del Santo e lo venerano. Per gli scienziati non è nemmeno sangue e vorrebbero, più che altro, capire esattamente cos’è.

Da un atto storico risulta che il sangue si sia sciolto per la prima volta il 17 agosto 1389. Ma questo non esclude che possa essere avvenuto in precedenza pur non essendo documentato.
Il miracolo avviene tre volte all’anno: il primo sabato di maggio, il 19 settembre e 16 dicembre. Almeno dovrebbe, perché qualche volta il sangue non si scioglie. E sono dolori!

E quando il sangue non si scioglie?


Quando il miracolo non avviene  si trasforma veramente in prodigio. Infatti nel suo significato originale il termine indica un preannuncio divino al eventi nefasti. Numerosi sono gli esempi addotti per sostenere l’ipotesi delle tragedie seguite alla mancata liquefazione del sangue.

Ad esempio, nel settembre del 1939 e del 1940. Nel primo caso, in coincidenza con l’inizio della seconda guerra mondiale. Nell’altro con l’entrata nel conflitto dell’Italia. Poi a settembre 1943, data dell’occupazione dell’Italia da parte dei Nazisti.

A settembre del 1973, quando a Napoli ci fu l’epidemia di colera. E ancora nel settembre del 1980, anno del terremoto in Irpinia. Questi sono soltanto gli eventi più recenti ma anche in passato le conseguenze nefaste seguite al mancato evento non sono numerose: guerre, pestilenze, eruzioni, carestie.

Le ampolline contenute nella teca sono due ma solo una è completamente piena. L’altra è semivuota perché Carlo III di Borbone ne sottrasse il contenuto e se lo portò in Spagna. Per farne che? Anche questo è un mistero.

Qualcuno sostiene che ci fosse anche una terza ampolla. Ancora più preziosa. Era custodita in una teca d’oro. Ma, in questo caso, si sono perse le tracce sia della teca che dell’ampollina.

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