Spiriti bizzarri della tradizione popolare napoletana

Totò munaciello, il simbolo degli spiriti bizzarri

Spiriti bizzarri, buoni di natura ma facili all’ira. ’A bella Mbriana e ’o Munaciello sono due spiriti bizzarri. Due protagonisti della tradizione popolare napoletana dell’occulto.

La prima è seriosa ma amorevole però può trasformarsi in novella Tisifone. Cioè una delle Erinni, divinità della mitologia greca che punivano chi violava l’ordine morale. ’O Munaciello, invece, è uno spiritello bizzarro per antonomasia. È amato e temuto a seconda dei punti di vista e delle situazioni. È un burlone ma guai a farlo incavolare. Diventa dispettoso e cattivo.

’A bella Mbriana è lo spirito benigno della casa. Ma anche la vera padrona della casa e coloro che vi abitano sono suoi ospiti. Quindi bisogna stare bene attenti a disprezzare quell’abitazione o, addirittura, progettare di volerla lasciare. Chi incappa in un errore del genere farà bene a lasciare al più presto la casa.

‘A bella Mbriana non tollera che la sua casa non sia amata e desiderata. Quando questo succede, si trasforma in uno spirito malefico e da quel momento per il malcapitato inizia una vita da incubo. Una serie di sciagure ed eventi negativi lo perseguiteranno fino a quando vivrà in quella casa.

Ma ’o Munacillo è il vero top-player tra gli spiriti bizzarri napoletani. Il più narrato nelle leggende. In realtà anche la storia ha cercato di capire quali fossero le radici di questo personaggio.  

È imprevedibile e dispettoso ma con qualcuno molto generoso. Infatti i suoi prescelti si ritrovano in casa frequenti e cospicue somme di denaro. Ma questi fortunati devono stare attenti a non rivelare a nessuno questi eventi. Anche in questo caso la pena consiste in un accanimento nei confronti di colui che fino a quel momento aveva tratto grandi vantaggi della sua amicizia.

Del Munaciello è noto anche il suo carattere “rattuso”. In italiano il termine indica un uomo con il vizietto di allungare le mani sulle grazie di donne giovani e belle.

Il fantasma sposato con prole

 

Ai giorni nostri una qualsiasi persona di buon senso è ben lontano da credere in queste storie. Ma in passato buona parte della popolazione, quella meno acculturata, ci credeva davvero. Un passato, tra l’altro che non si ferma ai secoli scorsi ma arriva al dopoguerra.

Però ci sono stati anche casi di voluta credulità. Infatti è facile sapere che il fantasma non c’entra se si conosce colui che lo impersona. Una situazione vantaggiosa può spingere ad accettare la natura paranormale.

Come il Pasquale Lojacono di “Questi fantasmi” che anche di fronte all’evidenza, continua a voler credere nel fantasma. Persino dopo che trova la moglie abbracciata in casa con il “fantasma” Alfredo, sposato e con figli.

Né quando la moglie gli chiede come fa a non chiedersi da dove provengono tanti soldi. Dice che non gli importa la provenienza non gli importa, l’importante è che lo fanno vivere bene.

Nella commedia di Eduardo De Filippo, il personaggio Lojacono non è in malafede. Crede davvero che quell’uomo sia un fantasma che ha preso a volergli bene.

Ma sulla genuinità di questa dabbenaggine Freud avrebbe avuto molto da dire. L’inconscio gioca brutti scherzi. Se non vuole accettare una realtà troppo brutta, perché dovrebbe rifiutare una realtà tanto vantaggiosa?

Le ipotetiche radici storiche degli spiriti bizzarri

 

Vi sono diverse ipotesi sulla nascita della leggenda del Munaciello. Due in particolare. La prima si colloca intorno alla metà del Quattrocento.

Caterina Frezza era una bella ragazza, figlia di un ricco mercante di stoffe, innamorata di un garzone bello ma squattrinato, Stefano Mariconda. Come in tutte le storie di questa natura il loro amore era fortemente contrastato e come tante finì in tragedia. In particolare per Stefano che venne assassinato sul luogo dei loro incontri.

Caterinella si ritirò in convento. Tuttavia, in quel luogo sacro, di lì a pochi mesi la ragazza partorì il frutto del loro amore. Nonostante la bellezza dei suoi genitori il bambino non riuscì un granché bene. Talmente ripugnante che le suore al saio, col quale lo vestirono, aggiunsero un cappuccio di notevoli dimensioni.

Quando tornò a Napoli con la madre, questo suo abbigliamento lo fece diventare  “lu munaciello”. Gli furono attribuiti dapprima poteri magici e quindi quelli che sono arrivati ai giorni nostri e lo collocano di diritto tra i principali spiriti bizzarri.

Meno poetica la seconda leggenda. Lu Munaciello era proprietario di pozzi e per questo motivo si muoveva attraverso i cunicoli della Napoli sotterranea per fornire l’acqua nei secchi che gli venivano calati. Le vittime dei suoi dispetti altri non sarebbero stati che i “morosi”. Un sistema per convincere gli scrocconi a mettersi in regola con i pagamenti.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *